Suppongo che tifare Grecia in questo momento sia considerato molto ‘radical’ (e pure un po’ chic). Certo, il buon senso suggerirebbe che i paesi sull’orlo della bancarotta tenessero a casa le loro squadre – e, se proprio non potete stare senza calcio, andate al campetto sotto casa, ché quello è gratis. Ma non si può, perché si tratta di un pezzo di economia nazionale, di un forte collante identitario e dello stupefacente legale più diffuso che ci sia. Quando Monti ha parlato di sospendere il campionato, quello è stato il momento di maggior difficoltà del suo governo, altro che la polemica sugli esodati. Rischia di mancarci il pane, ma non toglieteci i nostri strapagati circenses. Quando si vince, poi, l’ubriacatura è massima, e per nulla salutare, come rappresentato meravigliosamente nel finale de In nome del Popolo Italiano. Ma tant’è, ad ogni pig le sue ghiande.

2 pensieri su “Acorns for PIIGS

  1. eddai su, non credo che ritirare una squadra da una competizione internazionale incida sul PIL tanto quanto incida sul morale e cementifichi l’identità nazionale di un paese. L’immaginario è immaginario e come tale va trattato, no?

    1. Infatti il mio non era mica un appello, scrivevo che, in via ipotetica, si potrebbe fermare il calcio ma non si può. Rovescerei gli argomenti: il calcio fa anzi tanto “bene al PIL”, quanto fa male alla…coscienza morale (vogliamo chiamarla così?) di paesi in crisi profonda, come il nostro. Ma poi in realtà volevo semplicemente rispondere a Gad Lerner e a tutti quelli per cui tifare Grecia doveva essere ‘na cosa de sinistra, colma di significati simbolici che invece sarebbe meglio non esasperare.

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