Ci batteremo per Valeria, ma anche per l’Italia peggiore

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L’ultimo saluto a Valeria Solesin in piazza S.Marco

Credevo che l’aria gelata, almeno per un giorno, avrebbe spazzato via le miserie e i cattivi pensieri dalle teste, che tutto sarebbe risultato terso come quello splendido cielo d’autunno. Che almeno nel giorno dei funerali di Valeria Solesin, e di fronte al contegno dei familiari – tanto più commovente, perché esemplare nella sua incredibile compostezza – sarebbe stato possibile dimostrare vera unità, mettere da parte le divisioni e la violenza anche verbale che caratterizza le nostre polemiche, almeno in nome della decenza, se non di più alti principi. Credevo che sarebbe stato possibile dimostrare civiltà.Ci sono riusciti  i rappresentanti dei tre grandi monoteismi, uniti alla piazza laica – e quindi inclusiva di ogni credo – e c’è riuscito persino il potere politico, a partire dal Sindaco Brugnaro, che è arrivato a parlare di Venezia «città mediterranea più di ogni altra», ponte tra le culture. C’è riuscita naturalmente tutta la gente perbene. Ma l’unità assoluta, anche soltanto in momenti come questi, non è qualcosa di umano. Forse non è neppure desiderabile. Ecco allora che, senza neppure buttare l’occhio alla fogna dei social, per tornare alla realtà basta prendere un mezzo pubblico. Basta togliere gli auricolari e ascoltare i commenti di due maturi professionisti – piccoli imprenditori – dell’industria turistica veneziana. Soddisfatti della stagione appena conclusa, pronti al mese di chiusura e alle ferie a Parigi dove, sostengono, a causa degli attentati i prezzi degli hotel crolleranno, nemmeno di fronte alla morte di una giovane si astengono dall’esprimere la loro grettezza: «Perché le hanno fatto i funerali di Stato? Muore tanta gente… Poareta, certo, ma era là a divertirsi… E quanto saranno costati? Due-trecentomila euro almeno. Tanto paghemo nialtri». Ogni volta tornano alla mente le durissime parole di Pasolini sulla viltà e l’indifferenza degli Italiani, ma ci si chiede in effetti a quale civiltà appartenga questa gente che fa i conti della serva ad un funerale, che non solo è incapace della minima comprensione e compassione e rispetto, ma non afferra nemmeno la portata simbolica di una tragedia e del rito civile attraverso il quale una comunità prova ad elaborarla. Non capisce che le tasse che – sperabilmente – versa allo Stato servono anche a questo. Se fosse per questi piccoli, miserabili filistei attaccati soltanto alla roba, Daesh avrebbe già vinto. Ma combatteremo anche per loro, per tutti gli stupidi, per tutti gli stronzi. Dobbiamo farlo.

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