Un saluto dalle malebolge delle primarie PD

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Perdonerete, spero, il sarcasmo del titolo. Non ho alcuno scoop, alcuna sconcertante rivelazione, alcuna reprimenda né pubblici autodafé da piddino addolorato da proporvi. Anzi. A costo di perdere la stima di chi mi legge, confesso di non provare indignazione di fronte alle scene viste nei video di fanpage(profittevole creatura di Gianluca Cozzolino, “lo Zuckerberg partenopeo”). Non so se la documentazione dei supposti brogli si limiti a quanto visto in rete. Nel caso, mi sembra veramente poca cosa, anche in un’ottica di clickbaiting. Chiunque abbia una minima esperienza diretta di militanza politica sa come all’esterno di un seggio si produca spesso una sorta di caccia all’indeciso. E’ il momento in cui la conoscenza personale e la fiducia, ben o mal riposta che sia, hanno la meglio sulle incerte convinzioni e sulle opinioni del votante. Ebbene sì, tra gli elettori, si contano anche coloro i quali non hanno il tempo, la voglia, la capacità, la possibilità di arrivare al seggio in piena consapevolezza. Saranno spesso loro per primi a cercare lo sguardo del conoscente che provi a fugare gli ultimi dubbi. Non vi piace l’idea? Pazienza. Considerate che si tratta di una percentuale irrisoria del corpo elettorale, che nondimeno esiste, a Napoli come a Milano. A Monaco o a Uppsala forse no. Ma a Napoli e a Milano e nel resto d’Italia, per ora, sì. Certo, Napoli non è la Svezia – lo dico nel caso in cui qualcuno volesse incolpare il PD di taluni comportamenti – e d’altronde il Vomero non è Scampia. Certe scene sono più frequenti in periferie distrutte, devastate socialmente e culturalmente da decenni di disoccupazione e camorra. Ma di quali altre “scene” parliamo? In mancanza dei Cinesi, comunità per cui la sinistra antirazzista deroga volentieri ai propri principi (attendiamo ancora che l’infaticabile Alessandro Robecchi espliciti i suoi riferimenti alla “lobby cinese” fatti durante le primarie milanesi), stavolta i media hanno trovato dei disoccupati napoletani apparentemente disposti a vendersi per un caffè. Si è usata l’espressione “voto di scambio” senza tema di ridicolo, come se questo scambio fosse anche lontanamente paragonabile al mercato delle preferenze a suon di cinquanta euro sperimentato in altre situazioni. Che scambio è quello in cui 1,00 € (euro uno/00) passa dalle mani di un militante del partito a quelle di un elettore, per finire dopo pochi minuti…di nuovo al PD? Una sorta di partita di giro? O un giochetto simile a quello che Totò combina a Peppino? E volete che ci caschino proprio i napoletani? Beati gli ingenui che confondono le macchinette del fango con il giornalismo (old o new che sia) e beata la Casaleggio Associati che vede i riflettori puntati altrove, almeno per un po’. Beati anche alcuni tra gli scissionisti del PD che, a tempo debito, quando nel partito succedeva di tutto e di più, tacevano. Beati perché hanno scoperto una nuova, irresistibile e irreprensibile moralità.

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