Il supplizio di Sant’Assange

«Julian Assange is a hero. America owes this man one thing – freedom» (David Duke, ex Gran Maestro del Ku Klux Klan, 2016)

È un mondo davvero bizzarro quello in cui un presidente centrista che di nome fa Lenìn consegna alla giustizia penale un latitante – a suo tempo accusato di stupro – guadagnandosi così l’epiteto di “traditore” da parte delle Vere Sinistre di tutto il mondo. Evitato un processo in Svezia – ma il caso potrebbe essere riaperto – Assange è stato arrestato per aver violato la libertà su cauzione in UK e quasi certamente lo aspetta un’estradizione in USA per aver diffuso segreti di Stato. Gli attivisti di mezzo mondo gridano ovviamente alla repressione e vedono nell’arresto del loro beniamino un’azione politica più che giudiziaria, una ritorsione di CIA, NSA e complesso industrial-militare, colpiti al cuore dal paladino della Trasparenza. Strana trasparenza, una trasparenza opaca, verrebbe da dire con un ossimoro, quella che prevede “leak” accuratamente mirati a danneggiare una parte dell’establishment per favorirne un’altra, a colpire un potere statale per avvantaggiarne un altro, sulla base forse di un atteggiamento tattico “campista” – sempre assumendo che Assange sappia quello che fa e non sia semplicemente un povero disturbato assurto al ruolo di martire. Chissà.

Rimane il fatto che durante il suo asilo/esilio londinese, prima che l’ambasciata ecuadoregna gli togliesse la connessione (povera stella!), Assange ha impiegato gran parte delle sue energie a distruggere l’immagine di Hillary Clinton. Sui profili social di Wikileaks si sono viste diffondere le teorie più bizzarre tra quelle confezionate dalla destra radicale americana, per arrivare a una manciata di tweet antisemiti – potevano mancare gli ebrei tra i nemici di Sant’Assange? – poi provvidenzialmente rimossi. Un dettaglio insignificante per il devoto assangiano medio, il cui odio per i Clinton è più forte sia di qualunque riserva etica che del buon senso più elementare: l’aver rivelato le manovre di parte del Comitato Nazionale Democratico ai danni della candidatura di Bernie Sanders a primarie ormai concluse, pur disponendo da tempo di quelle informazioni, non è servito ad aiutare Sanders, ma solo ad azzoppare la Clinton e di conseguenza a dare una mano a Trump.

Quisquilie, per i nostri assangiani generici, ma anche per tanti gazzettieri che hanno deciso di dedicarsi alla nicchia del “leak journalism”. Costoro, in questi anni impegnati a difendere il loro principale spacciatore di notizie riservate, hanno sistematicamente minimizzato o ridicolizzato la questione delle fake news e dell’influenza russa durante le presidenziali americane – e, fatto ancor più grave, hanno contribuito alla campagna di disinformazione sulla Rivoluzione Siriana e sui massacri perpetrati da Assad con l’insostituibile aiuto di Putin. D’altronde, Assange si è sempre trovato a suo agio con gli apparati della propaganda e dell’intelligence russi – importanti fornitori di materiale per Wikileaks – al punto da consigliare al Beato Snowden di trovare asilo a Mosca…

In un simile mondo alla rovescia viene naturale citare Orwell. Lo citano tutti, di qualunque tendenza, e lo cita da molti anni anche il nostro Julian. C’è solo da sperare che George Orwell vada a tirargli i piedi ogni notte. 

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2 thoughts on “Il supplizio di Sant’Assange

  1. Alessandro Montani ha detto:

    Oh, finalmente! Mi sembrava di essere strano a non vedere di buon occhio Assange. Oltre a tutto ciò che scrivi, mi permetto di aggiungere che il giochino di rivelare i discorsi segreti della diplomazia è molto pericoloso: è ovvio che la diplomazia lavori nella riservatezza – anche nella segretezza – e rendere tutto trasparente nel migliore dei casi, che non è quello di Assange, rischia di creare un’instabilità non necessaria.

  2. Ingmar ha detto:

    Non lo vedo di buon occhio, però perchè Trump dopo averlo ipocritamente encomiato nel 2016 per aver fatto perdere voti alla Clinton, che trovo comunqua un falco, ma certo non quanto Trump e probabilmente l’avrei votata solo con il naso turatissimo in una analisi molto stretta di costi e benefici, non credendo neanche agli apparenti (allora) pregi di Trump in politica estera, maledicendo il sistema che ha portato ai ballottaggi questi due individui, ora lo vuole punire richiedendone l’estradizione. E l’Europa? Ricordiamo che non estraderebbe pluriomicidi, giustamente, in paesi dove rischiano la condanna a morte.

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