Il muscolo corrugatore è contratto in modo differente dal solito, il fiero cipiglio del guitto da spiaggia ha lasciato il posto alla maschera dell’angoscia, alla smorfia del colitico. I caffè in questi frangenti non aiutano, ma il ministro se ne fa servire uno per berlo sotto il naso del presidente del consiglio proprio mentre questi gli rivolge la sua dura – ancorché ridicolmente tardiva – reprimenda. Quando Salvini porta alla bocca la tazzina, lo deve fare con due mani, come a combattere un tremore. Nessuno ovviamente gli riserverà lo stesso trattamento che i vermi suoi fan hanno riservato ad Angela Merkel. Nessuna ipotesi di Parkinson, debito di sonno, disidratazione, eccesso di caffeina verrà formulata, perché il tremore di Matteo è soltanto il temporaneo tremore dell’incazzatura. Più precisamente, è il tremore di chi si incazza raramente, il che dimostrerebbe la presunta umanità di Salvini lontano dalle telecamere o dai social. Io, però, del “vero” Salvini non so che farmene. A me interessa l’interpretazione, non il guscio dell’attore. Ebbene, tra quelle viste oggi al Senato, la performance dell’ormai ex-ministro risulta la più rozza, la più incerta e la più povera sul fronte dei contenuti: qualità perfette per garantirne il successo presso il grande pubblico. O davvero qualcuno crede che il sacrosanto richiamo alla cultura istituzionale e alla laicità dello Stato o le citazioni di Jürgen Habermas e di Martin Buber abbiano sulle tribù dello stivale una presa maggiore dei richiami alla famiglia, alla nazione più bella del mondo, alla libertà dallo Straniero – quello a Bruxelles e quello sui barconi – e alla Madonna dell’Immacolata? Ovviamente, se devo sperare ancora in qualcosa, spero che Salvini venga tenuto lontano dal potere il più a lungo possibile. Vorrei non dover assistere ad altri episodi di sadismo sui migranti e non vorrei dover emigrare io stesso, per cui ben vengano il “governo dei responsabili”, la “coalizione Ursula” o un nuovo incarico al Cottarelli di turno, e scordiamoci pure i risentimenti personali, come ha ricordato oggi Renzi. Riuscire ad arrivare al limite del semestre bianco – tra due anni esatti – scongiurando così il rischio di un Presidente della Repubblica al servizio di questa destra sarebbe già un ottimo risultato. Il rischio che i consensi del barbuto capponcino crescano ancora nella maggioranza decervellata degli elettori, anche senza la campagna elettorale permanente pagata dal ministero, è reale, ma a questo punto tanto vale correrlo.

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