Come i miei diciotto affezionatissimi lettori ben sanno, mi ritengo un fiero sostenitore del metodo scientifico e della medicina basata su quel paradigma. Nel momento in cui le insulsaggini novax sono diventate una merce redditizia per tanti pennivendoli e “fornitori di contenuti” ho quindi salutato con favore la comparsa sulle scene di un personaggio come Roberto Burioni, che ai cialtroni – e ai fascisti mischiatisi abilmente ai genitori paranoici – riservava quello che ritenevo essere l’unico trattamento possibile: “studia, asino!!!”. Bene, oggi posso serenamente ammettere di aver preso una cantonata, e c’è voluto il coronavirus per farmelo capire. Al di fuori della cerchia antivaccinista, c’era chi in effetti faceva notare come “blastare” gli avversari inattrezzati – gergalismo orribile al pari di “asfaltare”, ma tant’è – oltre a rivelare una tendenza all’elitismo o al classismo non avrebbe portato una sola persona nel campo della ragione, allargando anzi la frattura che ormai da alcuni decenni si è creata tra la medicina scientifica e una fetta consistente della cittadinanza. Si dirà che è difficile veicolare un pensiero articolato su twitter, e Burioni in effetti pubblica i suoi interventi più lunghi sul sito medicalfacts.it, il quale però non rappresenta esattamente un modello di divulgazione scientifica; il sito appare piuttosto come una raccolta di stringati commenti pensati per battere qualche colpetto nell’echo chamber burioniana più che per diffondere conoscenza. Sul web in lingua italiana c’è ben di meglio, in ogni caso. Possiamo del resto supporre che Burioni riservi le proprie capacità didattiche ai suoi studenti dell’Università Vita-Salute S. Raffaele, lasciando al pubblico (non pagante) dei social il sarcasmo del “blastatore”. Di certo, senza Twitter il pubblico generalista avrebbe dimenticato il suo nome come dimentica quello di centinaia di altri specialisti interpellati distrattamente dai media e sovente messi all’angolo dal polemista-tuttologo di turno. La via è stata tracciata molti anni fa da quegli storici dell’arte che hanno scelto di garantirsi un posticino nel circo mediatico. Burioni non è ovviamente paragonabile a Sgarbi, però se quest’ultimo è uno specialista di piazzate televisive che non hanno mai avuto alcuna conseguenza sulla vita del Paese, lo specialista di virus sta rischiando invece di fare grossi danni con alcuni suoi interventi a tema COVID-19.

In questo caso il suo bersaglio polemico non sono i cretini novax, ma alcuni suoi autorevoli colleghi, e a lasciare interdetti anche molti suoi fan è il carattere contraddittorio degli attacchi, tipico degli attaccabrighe di professione. Il professore twitta contro l’allarmismo al mattino, al pomeriggio fa del sarcasmo sull’equipe dello Spallanzani e la sera contesta il Presidente della regione Toscana, reo di non aver messo in quarantena i cinesi di Prato (e quelli di Milano?) di ritorno dal capodanno. Il mattino successivo se la prende nuovamente con i catastrofisti, ma subito dopo attacca chiunque assimili quella causata dal COVID-19 a un’epidemia di influenza. Il punto è che a descrivere l’epidemia nelle sue apparenti proporzioni non sono stati dei semicolti come il sottoscritto, ma medici come Maria Rita Gismondo dell’Ospedale Sacco di Milano, Giovanni di Perri dell’Amedeo di Savoia di Torino, Giovanni Maga del CNR, Giuseppe Ippolito dello Spallanzani e Ilaria Capua, praticamente esiliata a causa di quell’odio per la scienza contro cui a parole si batte Burioni e al momento direttrice dell’One Health Center of Excellence di Gainsville, in Florida. (Nota a latere: a differenza della sacra cittadella di Don Verzè, dove è impiegato il blastatore, quelli citati sono tutti centri d’eccellenza pubblici, che si tratti di strutture del SSN o della stessa Università della Florida. Lascio agli amanti della meritocrazia il piacere di confrontare su Google Scholar l’H-index di Burioni con quello di Ippolito o della Capua).

L’impressione è che Burioni abbia preso un virus altrettanto pericoloso del COVID, il virus dell’influencer, che attacca tutti gli ego un po’ troppo grandi che pratichino i social in modo compulsivo e debbano ricorrere alle polemiche sterili per “uscire” in qualche modo. Quali siano i danni che Burioni rischia di causare con le sue schermaglie da leone della tastiera è presto detto. Sebbene il primo studio vasto sull’epidemia abbia ridimensionato il pericolo del virus, i nostri vicini di casa hanno iniziato ad assaltare supermercati e farmacie, dopo aver boicottato ristoranti e botteghe cinesi. Mentre la psicosi collettiva si aggrava e il solito team di gazzettieri e politicanti si dedica alla consueta opera di sciacallaggio, ci si mette pure il nostro virologo del twitter con le sue schermaglie polemiche a distanza, generando confusione nel pubblico e contribuendo ad intaccare ancora la fiducia dei cittadini nelle istituzioni mediche. Il debunker Burioni ottiene inoltre un risultato collaterale non da poco, essendo improvvisamente diventato il beniamino di quegli stessi fascioleghisti e sovranisti che appena ieri tentavano di eliminare l’obbligo vaccinale nelle regioni da loro amministrate. Avanti così, per il bene della scienza.

Aggiornamento del 26 febbraio – la simpatia che il sovranismo italiota ha scoperto nei confronti di Burioni è stata subito smorzata dallo scontro tra Conte e Attilio Fontana, presidente della regione Lombardia, a proposito dei commenti davvero sciocchi sull’operato dell’ospedale di Codogno. Fontana difende comprensibilmente l’ospedale e ridimensiona l’epidemia: superata una certa soglia, il panico collettivo non è più politicamente utile.