Case impopolari

Nessuna sorpresa, sulla questione della residenzialità a Venezia ogni amministrazione riesce a deludere più di quanto abbia deluso quella precedente. Il previsto progetto di social housing (case popolari, per noi villàn) che l’Immobiliare Veneziana avrebbe dovuto realizzare presso l’ex caserma Manin cambia natura. Quegli spazi saranno utilizzati unicamente come residenza universitaria. La motivazione della scelta, “studenti e residenti non stanno bene assieme”, è perfettamente in linea con la volontà di espellere definitivamente i cittadini dal centro storico, condannato allo sfruttamento turistico intensivo o ad una presenza transitoria come quella studentesca (l’asse della quale si muoverà comunque progressivamente verso la terraferma). Una mentalità da tecnocrati arcistronzi quella per cui gli spazi cittadini debbono essere parcellizzati e separati tra loro unicamente in base ai principi dell’estimo. Gli aspetti pratici del dietrofront sono evidenti: dalla residenza stanziale a quella transitoria, dagli abitanti della città agli studenti e, in prospettiva, ai turisti, durante i mesi estivi. Il profitto è massimizzato.

Non c’è male come prima uscita pubblica importante per l’assessore alla casa Bruno Filippini, esponente IDV con un recente passato in CGIL. Ma forse qualche domanda, relativamente all’ “exit-strategy” complessiva, andrebbe fatta anche all’assessore all’Urbanistica, il professor Micelli – il quale, va detto, ha opportunamente rassegnato le dimissioni dalla presidenza dell’IVE non appena nominato assessore (al suo posto c’è ora Alfiero Farinea, possibile candidato sindaco ritiratosi all’ultimo momento…ma questa è un’altra storia). IVe utilizza sul suo sito istituzionale il payoff “Un nuovo volto per Venezia”. Com’è questo nuovo volto? E’ un volto orribile, perché assomiglia a quello della sua classe dirigente.