Michele strikes back

Che ci crediate o no, è possibile detestare il berlusconismo con tutte le proprie forze e allo stesso tempo aver trovato irritante Raiperunanotte.

Parto da un presupposto spero condiviso: l’informazione televisiva è un momento spettacolare come gli altri, merce pensata per condurre, attraverso la pubblicità, ad altre merci. In tv la scelta non è tanto tra dire e non dire, tra mostrare il vero o mostrare il falso perché il sistema più produttivo è quello che mostra entrambi, che dice tutto. Ne consegue che in questo sistema non c’è spazio per la censura. Era questo lo scarto tra il vecchio monopolista di Stato e la tv commerciale, naturaliter pluralista, scarto a partire dal quale Berlusconi ha alimentato il suo mito di imprenditore tollerante, sincero difensore della libertà d’espressione, uno che “faceva lavorare i comici di sinistra”, eccetera. Era semplicemente un imprenditore dei media intento a far quattrini, nemico naturale – in quanto nemico economico – della censura propriamente detta. Purtroppo per lui (oltre che per tutti noi), la necessità di evitare la galera l’ha costretto ad entrare in politica. Il destino del Cav. era già segnato nel momento in cui egli scendeva in campo e faceva dei suoi giornali e delle sue televisioni degli organi politici.  A quel punto lo spregiudicato cumenda è diventato censore, dimentico del fatto che anche i suoi maldestri tentativi di censura diventano immediatamente momenti spettacolari.
Uno che la sa lunga a questo proposito è il Santoro post-editto bulgaro. Dopo essersi bagnato, alquanto controvoglia, nelle acque dell’Ill, il nostro ha iniziato ad ostentare il segno del martirio e dei modi da predicatore, con esiti spesso sconcertanti. Pochi mesi fa l’abbiamo visto mettersi sullo stesso piano degli operai dei petrolchimici che chiudono, contrattando la propria liquidazione milionaria in diretta nazionale (quale altro lavoratore potrebbe farlo?) e rivendicando giustamente la propria produttività, cioè la capacità di attrarre inserzionisti. Ancora più recentemente, dopo la rottura definitiva con la RAI, qualcuno ha pensato che lo potessimo vedere su LA7. Ma l’ego di Santoro è troppo esteso per poter essere contenuto in una rete già così affollata. Eccolo quindi alle prese con il lancio del suo nuovo programma, questa volta completamente autoprodotto, sulla scorta dell’esperienza di raiperunanotte (sono l’unico ad averlo trovato irritante?). Si chiamerà Comizi d’amore, scippo a Pasolini che poteva essere evitato e che credo voglia rimandare ad uno dei deliri berlusconiani. Nel frattempo Santoro ha già aperto un’associazione – Servizio Pubblico – e un sito omonimo, nel cui logo si riconosce, curiosamente, un cave canem pompeiano (a rappresentare l’incazzatura) unito all’immagine del conduttore in forma di zio Sam (a rappresentare il coinvolgimento del pubblico, la mobilitazione).


Comizi d’amore sarà prodotto a Cinecittà, venduto tra gli altri a Sky e visibile in streaming sul sito. Per sostenere la cosa e i suoi futuri possibili sviluppi il conduttore ci chiede di versare dieci euro. Dice che è necessario per garantire l’esistenza di “un pezzettino di televisione senza padroni economici e senza padrini politici“, perché la censura esiste e l’ultimo caso in ordine di tempo, quello della Dandini, lo dimostra.
La Dandini? Parla con Me? Le interviste a Scamarcio sul divano? Censurata? Suvvia. In casi come questo mi convinco che l’ottuso accanimento dei berluscones verso le piccole icone televisive della sinistra sia un fenomeno di altro tipo. E’ la vendetta per lo sgarro subito dall’uomo de panza, una sorta di primitiva dimostrazione di potere, politicamente inutile quando non controproducente.  Visto il livello medio dei lacché del centrodestra, la cosa non sorprende.
Ma torniamo a Michelone nostro e diamo un’occhiata ai primi contenuti video del suo sito.  Accanto ai link delle varie modalità di versamento e sotto alla presentazione del conduttore, troviamo un’intervista esclusiva a questa signorina Imene…pardon, Imane Fadil, un’altra delle sveglie ragazzette ospiti del vecchio satiro per una notte.

Onestamente: c’è qualcosa che ancora non sapete sulle troie di Berlusconi? E’ questa la libertà di cui parla l’annuncio nella voce “Michele Santoro” di Wikipedia?


“Rai per una notte” e “Servizio pubblico” sono titoli eloquenti. Santoro in cuor suo vorrebbe riprodurre lo spazio istituzionale della TV pubblica, ma in che senso? Forse nel senso dello spettacolo adrenalinico, della rissa televisiva che tanto ci divertiva. Ammettetelo: anche voi guardavate Anno Zero come si guardano il calcio o la boxe – le aree cerebrali che si attivano durante la visione dei due spettacoli devono essere le stesse, del resto. Ma oltre allo stimolo endocrino bipartisan, il talk politico per come lo intende Santoro assolveva ad un’altra importante funzione, un tempo assolta dalla militanza attiva in un partito. Anno Zero mi consentiva di maledire Calderoli o Alfano ogni volta che li vedevo. Santoro me li presentava al loro peggio, imbastendo una drammaturgia elementare attraverso la quale io, spettatore de sinistra, potevo veder confermate la mia autostima e la mia identità. Era un prodotto con una sua ragion d’essere. L’importante è ricordare sempre che il giornalismo-spettacolo non è qualcosa che possa ridare la vista ai ciechi o l’udito ai sordi e spostare i loro voti da una parte all’altra. Chi fa finta di non saperlo dimostra la propria disonestà intellettuale.
Mi pare che le possibilità di ricreare quel genere di combattimento tra polli di cui Santoro era gran cerimoniere saranno piuttosto scarse. La formula alternativa potrebbe essere quella dell’invettiva tribunizia, in diretta concorrenza con Grillo? Oppure un ritorno alle inchieste sul campo? Il punto è che altri, (tra i quali i vari Iacona e Formigli) si occupano già, in altri spazi, di fare inchiesta, e lo fanno molto bene. Non so fino a che punto le rivelazioni della nuova zoccola di turno potranno interessare.

Ad ogni modo, in bocca al lupo, penso che Michelone ce la farà senza i miei dieci euro.

All’indice dei libri rispondiamo con il dito medio. Civilmente.

Raffaele Speranzon fa marcia indietro, Elena Donazzan no. Cielo, sentiranno anche a Destra la crisi del masculo? L’assessora alle politiche educative della mia regione pare aver spedito una letterina ai distretti scolastici per scoraggiare la diffusione dei libri di Wu Ming, Tiziano Scarpa e degli altri firmatari dell’appello pro-Battisti su Carmilla (ormai vecchio di sei anni, quell’appello, tra l’altro). Al che, visto che qualcuno mi accusava di minimizzare la vicenda, ho fatto quello che si dovrebbe fare tutti, anche se non si è dei Wu Minghi (che si dedicano ad un’interessante disamina del personaggio Donazzan qui). Ho scritto anch’io una letterina che vi copincollo qui, assieme all’indirizzo mail dell’assessora: assessore.donazzan@regione.veneto.it

In genere questa gente non risponde mai, nel caso contrario vi terrò informati.

Come cittadino della Regione Veneto desidero esprimere il mio dissenso più totale rispetto alla Sua iniziativa di qualche giorno fa relativa al “caso Battisti”. Mi riferisco ovviamente alla lettera inviata ai dirigenti scolastici nella quale Lei inviterebbe al boicottaggio di taluni autori, considerati ‘diseducativi’ in quanto sostenitori della liberazione di Cesare Battisti. Premesso che non condivido in nessun modo l’appello degli scrittori in favore del latitante – iniziativa comunque legittima – trovo che il Suo gesto rappresenti una grave forma di ingerenza nella vita culturale della nostra regione. Si tratta di un’ingerenza perché non proviene da Elena Donazzan privata cittadina, ma da un assessore regionale. Naturalmente sono certo che la maggior parte dei direttori didattici e degli insegnanti cui Lei si rivolge saprà mantenere la propria indipendenza e che quest’episodio verrà presto archiviato alla voce ‘propaganda’. Vale comunque la pena affrontare il merito della questione, nel momento in cui viene toccato uno dei principi fondativi di qualunque democrazia: la libera diffusione delle idee.
Lei definisce l’esempio degli scrittori firmatari ‘diseducativo’, pur non pronunciandosi sui testi in sé. Anche trascurando il fatto che i libri vivono spesso una vita autonoma rispetto a chi li ha scritti, non si è mai chiesta finora quanti altri autori potenzialmente ‘diseducativi’ abbiano libera circolazione nel nostro paese?
Quest’anno la Francia, tra molte polemiche, si prepara a celebrare Louis-Ferdinand Céline, scrittore antisemita e filonazista, e tuttavia tra i più grandi autori del Novecento. Perché non chiedere di eliminare Céline? E che dire degli autori indicati come ‘formativi’ dal suo collega Raffaele Speranzon – ideatore dell’iniziativa – tra i quali troviamo Mishima? Perché non chiedere la messa al bando dello scrittore fascista, omosessuale e suicida Yukio Mishima? Non li mettiamo al bando perché comunque sono  scrittori di destra, Assessore? Un’applicazione coerente del Suo punto di vista lo richiederebbe: purtroppo, in quel caso, non ci troveremmo più in una democrazia liberale ma in uno ‘stato etico’.
I cittadini del Veneto conoscono la Sua storia politica, assessore. Il Suo comportamento è forse rivelatore di una carenza di cultura democratica e di uno spirito di parte che un amministratore non può in nessun caso permettersi? Attendo una Sua smentita. Nel frattempo Le ricordo che la Costituzione (Democratica e Antifascista, è bene ricordarlo) e il Codice Penale forniscono ai cittadini gli strumenti adatti a combattere gli abusi e le discriminazioni.
Purtroppo non esiste invece alcuna legge che possa frenare l’ipocrisia filistea: molti tra i più noti firmatari dell’appello a favore di Battisti (Tiziano Scarpa, Wu Ming, Massimo Carlotto, etc.) sono pubblicati da case editrici di proprietà del Presidente del Consiglio, il che fa assumere alla vicenda contorni alquanto ridicoli. Perché non estendere il Suo boicottaggio, Assessore Donazzan, al principale responsabile della diffusione dei suddetti autori, e cioè all’editore? Editore la cui persona, peraltro, non si può dire incarni un esempio di virtù per i giovani…
Insomma, caro assessore Donazzan, queste sarebbero le conseguenze etiche e logiche delle sue parole. La invito a riflettere sul fatto che per un amministratore non è sempre necessario intervenire nel “dibattito pubblico”. Un buon assessore alle politiche educative può anche limitarsi a lavorare per garantire il diritto allo studio e ad una scuola pubblica di qualità. Risolvere il problema delle sedi che in Veneto cadono a pezzi e dei trasporti carenti, prima di foraggiare la scuola privata come avviene di questi tempi, sarebbe già sufficiente, mi creda.

(Ho dimenticato anche le formule di cortesia, io che in genere sono così bravino con le lettere formali)


Speranzon la spara grossa

Come la penso sul caso Battisti lo sanno i pochi che leggono il blog. Non gli dimostrerei alcuna solidarietà, come hanno invece fatto diversi scrittori et homini et foemine de cultura, in Italia e in Francia soprattutto. Ma che i libri di quegli stessi scrittori (Scarpa, Evangelisti, Moresco, Carlotto, Genna, Balestrini, etc.) possano venir inseriti in una sorta di indice dei testi indesiderati e tolti dalle biblioteche pubbliche, come propone l’Assessore alla Cultura della Provincia di Venezia, Raffaele Speranzon è, semplicemente e indiscutibilmente, un’idea fascista. Il che per Speranzon potrebbe forse rappresentare un complimento. A titolo di curiosità, riporto una listarella di libri che il nostro considera fondamentali per la sua formazione:

“Ecce Homo” Nietzsche; “Lo Hobbit” e “Il signore degli anelli” di Tolkien; “Il manifesto dei conservatori” di Prezzolini; “Sole e Acciaio” di Mishima; “il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa; “Il Piacere” e “L’innocente” di D’Annunzio; “Nelle tempeste d’acciaio” di Jünger; “Arcipelago Gulag” e “Padiglione Cancro” di Solženicyn; “Le uova del drago” di Pietrangelo Buttafuoco; “Le memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar.

Queste informazioni le potete trovare sul profilo Myspace del giovane e dinamico assessore. Una bibliotechina di tutto rispetto – Buttafuoco a parte – forse solo un po’ troppo aderente allo stereotipo dello scaffale destrorso… sa di scopiazzata dalla stagista dell’ufficio stampa. Ma tant’è.

Caro Assessore, mi duole informarLa che certe idee del cazzo, oltre ad essere ripugnanti, in democrazia non si possono mettere in pratica e – ahilei – servono unicamente a coprire di ridicolo il loro estensore. E ringrazi quelli di Wu Ming che La deplorano serissimi, anziché buttarla in vacca (un’occasione mancata per praticare lo sberleffo situazionista, peccato), sono tra i pochi che possono prenderLa sul serio.

Nazi D.O.C.

Su WordPress è attivo un algoritmo antispam che si chiama Akismet. E’ molto efficiente e finora non ha lasciato passare nulla di indesiderato. Lo lascio lavorare e non mi accorgo di niente. Stamattina, però, mi punge vaghezza di dare un’occhiata ai commenti in coda. A parte lo spam dei blog di forex in inglese, con una certa sorpresa trovo, vecchio di una settimana e prossimo all’eliminazione, il vivace commento di un certo Paolo Sizzi, “identitario bergamasco e quindi lombardo“. Rispondendo al titolo del mio post Che lingua parlano gli orchi?, Sizzi scrive:

“Che lingua parlano gli orchi? Toscano con accento meridionale o arabo, cinese, spagnolo, romeno, albanese e lingue negre.”

Ullallà, un razzistone! Di più: uno di quei (spero pochi, comunque troppi) bergamaschi contenti della scomparsa della povera Yara, che ha fornito loro l’occasione per dimostrare al mondo quale putredine abbiano nella testa. D’istinto avrei cestinato il commento e aperto le finestre per far uscire il tanfo. Epperò credo vada colta l’occasione di mostrare ai miei lettori com’è fatta un’autentica merda. Una tantum si può fare. Nel piccolo manifesto del blogger (“Paulus Lombardus”…) leggiamo:

“Ho aperto questo spazio virtuale per motivi propagandistici legati al Lombardesimo, ovvero l’esaltazione nazionalistica di tutto ciò che è lombardo, poiché è mia ferma intenzione impegnarmi sulla Rete e soprattutto sul territorio per l’autodeterminazione e l’Indipendenza della Nazione Lombarda, della Grande Lombardia storica che comprende Insubria, Orobia, Padania e Piemonte.”

E fin qui siamo dalle parti dei consueti deliri storico-geografici dei legaioli, fregnacce sulla “ferrea volontà”, il Bene della Nazione Lombarda, eccetera. Il bello viene poi:

“Ma il mondo reale non è che un incubo da esorcizzare col risveglio d’Europa e di tutte quelle Nazioni senza stato bisognose di rivincita e riscossa, e a questo proposito è una guerra costellata di mille nemici apparentemente invulnerabili.

Per citare i principali Italia, stati-apparato europei, Eurolandia, America, Israele, sistema-mondo.”

Doppio ullallà, un nazista! E non finisce qui, basta cercare a caso tra gli altri post. Dove peschi, peschi bene e mica robetta ma titoli come Soluzione Finale del Problema Ebraico.

Vi confesso che tutta la manfrina sulla violenza del mio articolo sugli scontri di piazza, nel caso dei nazi non vale più. Oh, è l’eccezione che conferma la regola. Naturalmente spero non si presenti mai l’eventualità di incontrare una simile faccia di cazzo.

Quindi, ricapitolando: legaiolo, razzista, antisemita (“razionalmente antisemita“), antimondialista e filopalestinese (come tutti i nazi D.O.C.). Certo, per Sizzy l’islam è un problema, ma, per citare la sua sintesi geopolitica da nazileghista,

“Una volta liquidato per sempre il carognoso problema ebraico si comincerà a pensare a come tenere a bada e neutralizzare il pericolo islamico, sebbene io sia dell’idea che vendicandosi di Giuda, Maometto si ritroverà ad essere bello sazio ed esausto.”

Non credo ci saranno altre occasioni di scambio con Sizzy, eppure quest’unica volta è stata utile, almeno per me. E’ un campione rappresentativo dell’enorme ammasso di spazzatura che circola in Rete e sulla quale da più parti si invocano provvedimenti forti. L’ultimo in ordine di tempo è quello della proposta presentata alla camera da Fiamma Nirenstein (sì, quella che sta nello stesso partito col fascista e antisemita Ciarrapico. Transeat.). Da libertario quale sono, resto contrario a qualsiasi limitazione della libertà di espressione e non si tratta di una mera (si fa per dire) questione di principio. Io la spazzatura prodotta da gente come Sizzy la voglio poter leggere e credo che a un vero democratico il tanfo di merda non debba spaventare. Occorre anzi annusare bene e imparare a distinguere la varie puzze. Per restare in metafora, non serve mettere il coperchio alla fogna, serve invece tenerla d’occhio per evitare che tracimi. E’ quella che si chiama la “vigilanza democratica e antifascista”. Alla quale è iscritto per merito anche il simpatico Akismet, il primo plugin antispam-antifa.