In quel mentre, in una piccola città…

La brace grillina sarà davvero meglio della padella del solito malaffare? No. Credo che ci scotteremo malamente. Saremo soltanto un po’ meno unti. Arrostiremo, anziché friggere.

La notizia dell’arresto di Piergiorgio Baita e di vari altri notabili veneti (tra i quali spicca il nome dell’ex segretaria di Giancarlo Galan, Claudia Minutillo) accusati, per ora, di frode fiscale, rischia quasi di venir oscurata dalla cronaca politica nazionale. E d’altronde, chi come me abita i sonnacchiosi resti della Serenissima non viene granché scosso dalla notizia, un po’ per secolare menefreghismo, un po’ perché non c’è davvero niente di nuovo sotto il sole. Già da luglio 2012 era in corso un’indagine su presunte false fatturazioni in casa Mantovani, e comunque in carcere Piergiorgio Baita c’era già finito vent’anni fa, quando Tangentopoli aveva sfiorato anche Venezia. Paradossalmente fu quello l’inizio della sua ascesa, culminata nella presidenza di uno dei più grossi contractor d’Italia. Mantovani, per capirci, è chi sta costruendo il MOSE e ha costruito la quasi totalità delle nuove infrastrutture del territorio veneziano (passante di Mestre, nuovo ospedale, tram, etc.), senza contare gli appalti in giro per lo Stivale, dalle spiagge sarde all’Expo 2015. Che sian bravi è fuori di dubbio, ma saranno davvero i più bravi? Sarà interessante tornare sull’argomento non appena verrà toccato il livello politico. Ma forse allora avremo altro di cui occuparci.

Il capocomico lascia la compagnia

La notizia è che Umberto Bossi si è dimesso. Beh, finalmente, direi. Uno col suo handicap, del resto, mica può reggere ancora a lungo i ritmi della politica attiva. Ma no, dice che si è dimesso per le accuse a Belsito, il tesoriere. Uno scandalo che colpisce anche il “cerchio magico” e la famiglia Bossi. Usavano i soldi dei rimborsi elettorali per i loro comodi! Uhm, fatemi capire: la novità consisterebbe nel fatto che i leghisti rubano? Ma pensa. E la faccenda Credieuronord-quote latte? Già dimenticata, eh? Oh, poi magari i loro elettori credevano davvero che un fazzolettone verde al collo rendesse immuni dal potere dei quattrini, vai a sapere. Chi crede all’esistenza della Padania può credere a tutto, in fondo. Il punto è che le ruberie non dovrebbero suscitare grandi sorprese. L’istigazione al genocidio sì. In realtà ci siamo abituati pure a quello. Mica male, come lascito culturale della Seconda Repubblica, no? Dice, sì vabbè, le solite boutade, dalla pallottola che costa cinquecento lire ai cappi alle sparate razziste di Borghezio alle “rivoluzioni” invocate da Giancarlo Gentilini, è tutto teatro. Faceva teatro (di strada) pure quell’ex Senatore della Repubblica che qui a Venezia, l’estate scorsa, minacciava di morte un mio amico senegalese: «Adesso salgo a prendere la pistola e ti ammazzo, e scommettiamo che non finisco neanche in galera?». Si sa che col teatro in Italia non si campa. Perciò rubano.

Come ti compro il giovane

Si direbbe che oggi la mia parte reazionaria si sia parecchio gonfiata. Ho acceso Radiotre, aspettandomi uno Schumann qualsiasi – ma pure un Paul Motian (RIP) piuttosto che la recensione della mostra di Rodchenko. E invece mi sono ritrovato ad ascoltare la voce di Paolo Benvegnù, ex cantante degli Scisma, seguito da una cantante a me ignota. Bravo Paolo Benvegnù, nulla da dire (gli Scisma non mi dispiacevano, peraltro) – un po’ meno la cantantessa dalla dizione incerta. Ma al di là dei giudizi di valore, uno si domanda che ci facevano su Radiotre, ossia sull’unico canale nazionale che programmi regolarmente classica, contemporanea, jazz e tutte quelle musiche in cui la pettinatura dei musicisti non abbia pregnanza semantica. Radiotre è ancora l’unico luogo, tra i media tradizionali, in cui si possano trovare la cosiddetta musica forte, come la chiama Quirino Principe, quella la cui fruizione richieda un certo impegno. Con tutti gli spazi già occupati dalle musiche di consumo, si sente veramente il bisogno di rubare minuti preziosi anche a Radiotre? Mi sembra di sentire qualche fischio di disapprovazione, ma il mio non è affatto snobismo, tutt’altro! Continuo ad ascoltare Eugenio Finardi alternandolo a Luciano Berio, e il divino Marvin Gaye subito dopo una cantata di Bach. Ma questo pertiene al mio gusto personale, dozzinale, schizoide od eclettico che sia, formatosi su lunghi ascolti di infinite musiche diverse, di ascolto più o meno impegnativo. Quel gusto si è formato anche grazie alla Radiotre che ascoltavo negli anni ’90. Prima di muovermi fisicamente dal paesello, prima che la Rete diventasse uno strumento quotidiano, la radio rappresentava l’unico modo per conoscere certe musiche, certi testi. Senza tante moine, con quella naturalezza che presuppone un certo sforzo da parte dell’ascoltatore. Questa era la funzione di Radiotre, per quanto mi riguarda: un supporto fondamentale alla mia educazione. Occorre essere cresciuti nella provincia più profonda, lontano dai teatri, per capire ciò di cui sto scrivendo. Purtroppo in questo paese antichi malintesi relativi a divulgazione e cultura di massa continuano a fare danni. Il ceto intellettuale continua l’involuzione, mantenendo invariata la sua caratteristica principale: il disprezzo per le masse, camuffato da amore per le stesse.

Ma non era di questo che volevo scrivere, in realtà. Una ricerchina nel sito istituzionale dell’emittente mi chiarisce che cosa sta trasmettendo Radiotre. La puntata di Zazà – così si chiama il programma – è interamente dedicata a:

MEDIMEX, la Fiera delle Musiche del Mediterraneo organizzata da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale
molti ospiti musicali a fare da colonna sonora della puntata, selezionati tra i giovani gruppi, pugliesi e non, che partecipano alla manifestazione: Paolo Benvegnù, Boom Da Bash, Mama Marjas, Erica Mou,  Radiodervish
poi, il coordinatore del progetto Puglia Sounds, Antonio Princigalli, illustrerà il programma del MEDIMEX con l’assessore al “Mediterraneo, cultura, turismo” Silvia Godelli parleremo della rinascita culturale pugliese [..]

La solita fuffa, in forma di elaborata marchetta, insomma. Ho lavorato per qualche tempo – da utile idiota – alla produzione culturale della città in cui vivo, conosco bene certe mode della sinistra corsara, conosco le resistibili ascese degli stronzi negli assessorati alla cultura, attraverso i festival di “musica etnica” piuttosto che l’ultima craze da tecnodeficienti. Quel genere di offerta culturale rivolta principalmente ai giovani, caratterizzata dalla gratuità, zuccherino dal lato della fruizione, carotina da quello della produzione. Credo che nelle città del nostro meridione le pratiche non siano molto diverse. La retorica vendoliana contribuisce anzi a rendere la fuffa meravigliosa, strutturandola. La creatività giovanile è il perno retorico attorno a cui ruotano tante iniziative relativamente economiche, ma piuttosto produttive in termini di clientele, su scala locale, e d’immagine, su scala nazionale. Non stupisce che, in un’epoca di tagli selvaggi al bilancio delle attività culturali, il giovane musicista o teatrante o videomaker o artista o saltimbanco che cerchi di vivere delle proprie passioni creative possa restare ammirato di fronte al proliferare dei vari Puglia Sounds e Puglia Film commission, di fronte al generoso sostegno alle nuove produzioni artistiche voluto dal futuro candidato leader alla guida del centrosinistra.

Tutto questo presupponendo che ai giovani non faccia troppo schifo intascare il proprio assegnuccio tacendo in cambio del malaffare.  Mi domando se basti qualche concerto a far dimenticare il sistema di corruzione che faceva capo ad Alberto Tedesco, con il quale Nichi Vendola sembra essere venuto a patti senza troppi mal di pancia. Oppure la convinzione con la quale lo stesso Vendola sta sostenendo un’incredibile operazione speculativa come quella del San Raffaele del Mediterraneo. Dopo che lo scandalo della bancarotta ha investito tutto l’entourage di Don Verzé, Vendola cerca di tenere dritto il timone. I capitali si sono già mossi, gli interessi sono enormi, non ci si può più tirare indietro, facciamolo senza Don Verzé, dice Nichi. Auguri a Vendola, e soprattutto ai malati di tumore, mentre agli altri potrei dire: godetevi i circenses “donati” sborsando denaro pubblico, bevetevi la vostra tazzulell’ e café.

Ma ditemi un po’, sinceramente; chi è il reazionario?