Italian Diplomacy at work

“Per me non ce la fanno.”
“Aspetta un momento…no, niente.”
“Guarda che numeri da circo…ma figurati se ce la fanno.”
“Mi sa proprio di no…”
“Certo che bisogna essere un po’ merli.”
“Eh sì…anche loro…fare tutto ‘sto casino se non sei sicuro…”
“‘Spetta ‘spetta…gheddafi avanza, dice.”
“Beh anche lui, cosa vuoi che faccia.”
“Anzi diciamo pure..io gliele darei senza tanti problemi a questi qua, ma di brutto!”
“Col napalm.”
“Col napalm!”
“A proposito ma a benza come stiamo messi?”
“Tranquillo, ho fatto il pieno.”
“Oh, ha chiamato coso da Bruxelles.”
“Chi?”
“Uno. Dice che dovremmo fare qualcosa. Cioè. Lui consiglia, dice ‘se vi va, fate’…
“Tu cosa dici?”
“Mah, non so. Mi rode un po’ che facciamo brutta figura col negro.”
“Eh sì, quello anche a me…magari una roba anche simbolica…quei pacchi di pasta avanzati dall’Etiopia sono ancora a Bari in magazzino?”
“Certo…”
“Eh cominciamo con quelli, no?”
“Ma passare sopra coi caccia?”
“Come passare sopra?”
“No, dico, uno stormo, anche una pattuglia, coi fumogeni.”
“Seh, le frecce tricolori, gli mandiamo, ah ah ah!”
“Cazzo ridi? Guarda che è una roba d’effetto! Poi non fai nulla, in realtà, e di sotto non sanno se sei pro o contro il ghedda. Ma intanto sei intervenuto.”
“Una cosa pro forma, diciamo…”
“Esattamente. E senza sparare un colpo, così i pacifisti non rompono i coglioni.”
“Oh, ma lo sai che mi hai convinto? Magari domani gliene parlo a questi altri cazzoni…anzi domani no che ho l’inaugurazione della scuola.”
“Che scuola?”
“Per parrucchiere…sai le sciampiste…”
“Uh! Fica fresca…Vengo anch’io va’!”
“E i libici?”
“Vabbè poi ci pensiamo dopodomani…che rottura di coglioni però,
‘sti libici!”
“Ma veramente…per fortuna c’è il terremoto in Giappone che distrae un po’.”
“Ah cazzo, il terremoto! Quasi me ne dimenticavo…la pasta che sta a Bari…”
“Sì?”
“La pasta spediamola in Giappone, ok?