Just another blog, etc.

Capita che abbia questa fregola dello scrivere molto senza far leggere nulla (salvo, raramente, alla mia donna). Conservo scheletri di romanzi, interiora di critica cinematografica e musicale, resti escrementizi di commenti politici. Tutta roba che lascio lì a fare compost. Scrivevo anche su certi newsgroup, ma si trattava perlopiù di scontri personali, alla soglia della querela. A un certo punto si preferisce, come dire, avere la chiavetta della bacheca e soprattutto ritrarsi nella scrittura in quanto tale. Aiuta avere qualcosa da dire, ma non è necessario. La domanda non è tanto: “perché mettersi a tenere un blog?”, ma semmai: “perché ammorbare gli amici di facebook con estenuanti discettazioni sul niente?'”La differenza sta nell’invasività del messaggio in relazione al mezzo: fb richiede un atto positivo per evitare i molestatori: settare in un certo modo le impostazioni della privacy, bloccare il tal utente, negargli l’amicizia o toglierla, etc. Insomma energie spese per evitare di leggere qualcosa. Di un blog invece si può tranquillamente ignorare l’esistenza (ok, non prendetemi alla lettera!).
Il tentativo del blog l’avevo già fatto, per la verità. Credo di aver scritto due post in quattro anni, il primo sulla rottura dello scaldabagno a dicembre, il secondo sulla sconfitta di Berlusconi (sembra un secolo fa, eh?).
Nel frattempo quel blog è sparito, ho cambiato casa, il cavaliere è tornato con le Panzerdivisionen, la crisi globale e il conseguente crollo del monte ore lavorate, unito alla perniciosa comparsa di facebook, mi ha sospinto nuovamente verso la pratica della scrittura pubblica. Senza dimenticare quello che diceva Kundera sulla grafomania