Andrea Zanzotto 1921-2011

Retorica su: lo sbandamento,
il principio “resistenza”

[…]

III

Orientarsi poco, in tutto. Essere in disordine
essere per forza morti e spesso
dichiaratamente
retorici e sciocchi o miseramente
vicini all’orientamento.
Oh retorico amore
opera-fascino
Non saltare e saltare al di là di questo cerchio
non promuoversi e promuoversi oltre.
Ardeva il fascino e la realtà
conversando convergendo
horeb ardevi tutto d’arbusti
tutto arbusto horeb il mondo ardeva,
E aveva una sola parola
(non è vero, no,
questa espressione è la punta di diamante
del retorizzamento, lo scolice della
sacramentale contraddizione,
ma vedi come ne sono…)
male ascoltata
bene ascoltata
una sola parola che diceva
e diceva il dire
e diceva il che. E. Congiungere. Con.
Torna, dove sei?
Torna: nel seno della cremazione
dai fieni cremati
torna io-noi, Hölderlin,
dipana il semplice sempre più semplice,
corri corri arrivano;
battaglione lepre, brigata coniglio,
all’assalto: è il tempo
dell’opus maxime oratorium.
Una riga tremante Hölderlin fammi scrivere.
Sì? Nel fascino tutto conversa converge?

[…]

(da La Beltà)

Gil Scott Heron 1949-2011

You will not be able to stay home, brother.
You will not be able to plug in, turn on and drop out.
You will not be able to lose yourself on skag and skip,
Skip out for beer during commercials
Because the revolution will not be televised.

The revolution will not be televised.

The revolution will not be brought to you by Xerox
In 4 parts without commercial interruption.
The revolution will not show you pictures of Nixon
Blowing a bugle and leading a charge by John Mitchell,
General Abrams and Spiro Agnew to eat
Hog maws confiscated from a Harlem sanctuary.

The revolution will not be televised.

The revolution will be brought to you by the Schaefer Award Theatre and
will not star Natalie Wood and Steve McQueen or Bullwinkle and Julia.
The revolution will not give your mouth sex appeal.
The revolution will not get rid of the nubs.
The revolution will not make you look five pounds
Thinner, because The revolution will not be televised, Brother.

There will be no pictures of you and Willie Mays
Pushing that cart down the block on the dead run,
Or trying to slide that color television into a stolen ambulance.
NBC will not predict the winner at 8:32or the count from 29 districts.

The revolution will not be televised.

There will be no pictures of pigs shooting down
Brothers in the instant replay.
There will be no pictures of young being
Run out of Harlem on a rail with a brand new process
There will be no slow motion or still life of
Roy Wilkens strolling through Watts in a red, black and
Green liberation jumpsuit that he had been saving
For just the right occasion
Green Acres, The Beverly Hillbillies, and
Hooterville Junction will no longer be so damned relevant,
andWomen will not care if Dick finally gets down with
Jane on Search for Tomorrow because Black people
will be in the street looking for a brighter day.

The revolution will not be televised.

There will be no highlights on the eleven o’clock News
and no pictures of hairy armed women Liberationists and
Jackie Onassis blowing her nose.
The theme song will not be written by Jim Webb, Francis Scott Key,
nor sung by Glen Campbell, Tom Jones, Johnny Cash,
Englebert Humperdink, or the Rare Earth.

The revolution will not be televised

The revolution will not be right back after a message
About a whitetornado, white lightning, or white people.
You will not have to worry about a germ on your Bedroom,
a tiger in your tank, or the giant in your toilet bowl.
The revolution will not go better with Coke.
The revolution will not fight the germs that cause bad breath.
The revolution WILL put you in the driver’s seat.
The revolution will not be televised,

WILL not be televised,WILL NOT BE TELEVISED.

The revolution will be no re-run brothers;
The revolution will be live.

Era la baia più bella del Giappone

Era la baia più bella del Giappone, e il poeta Matsuo Basho (1644-1694), il maggior compositore di haiku, come tanti altri prima e dopo di lui, ne era incantato. Quando arrivò a Matsushima restò sorpreso da tanta bellezza e si ritrovò senza parole per descriverla. Così, scrisse un haiku autoironico divenuto famosissimo: «Matsushima, ah! / Ah, ah, Matsushima! Ah! / Matsushima! Ah!»,

L’articolo me l’ha segnalato mio padre, che ogni tanto si ricorda di inviarmi gli haiku che compone. Di fronte a più di ventimila tra morti e dispersi, un disastro nucleare del quale si stanno ancora valutando le conseguenze e un paese intero messo in ginocchio è forse di cattivo gusto ricordare anche la Bellezza e l’anima di un Paese tra le vittime di una catastrofe? Non credo.

All’indice dei libri rispondiamo con il dito medio. Civilmente.

Raffaele Speranzon fa marcia indietro, Elena Donazzan no. Cielo, sentiranno anche a Destra la crisi del masculo? L’assessora alle politiche educative della mia regione pare aver spedito una letterina ai distretti scolastici per scoraggiare la diffusione dei libri di Wu Ming, Tiziano Scarpa e degli altri firmatari dell’appello pro-Battisti su Carmilla (ormai vecchio di sei anni, quell’appello, tra l’altro). Al che, visto che qualcuno mi accusava di minimizzare la vicenda, ho fatto quello che si dovrebbe fare tutti, anche se non si è dei Wu Minghi (che si dedicano ad un’interessante disamina del personaggio Donazzan qui). Ho scritto anch’io una letterina che vi copincollo qui, assieme all’indirizzo mail dell’assessora: assessore.donazzan@regione.veneto.it

In genere questa gente non risponde mai, nel caso contrario vi terrò informati.

Come cittadino della Regione Veneto desidero esprimere il mio dissenso più totale rispetto alla Sua iniziativa di qualche giorno fa relativa al “caso Battisti”. Mi riferisco ovviamente alla lettera inviata ai dirigenti scolastici nella quale Lei inviterebbe al boicottaggio di taluni autori, considerati ‘diseducativi’ in quanto sostenitori della liberazione di Cesare Battisti. Premesso che non condivido in nessun modo l’appello degli scrittori in favore del latitante – iniziativa comunque legittima – trovo che il Suo gesto rappresenti una grave forma di ingerenza nella vita culturale della nostra regione. Si tratta di un’ingerenza perché non proviene da Elena Donazzan privata cittadina, ma da un assessore regionale. Naturalmente sono certo che la maggior parte dei direttori didattici e degli insegnanti cui Lei si rivolge saprà mantenere la propria indipendenza e che quest’episodio verrà presto archiviato alla voce ‘propaganda’. Vale comunque la pena affrontare il merito della questione, nel momento in cui viene toccato uno dei principi fondativi di qualunque democrazia: la libera diffusione delle idee.
Lei definisce l’esempio degli scrittori firmatari ‘diseducativo’, pur non pronunciandosi sui testi in sé. Anche trascurando il fatto che i libri vivono spesso una vita autonoma rispetto a chi li ha scritti, non si è mai chiesta finora quanti altri autori potenzialmente ‘diseducativi’ abbiano libera circolazione nel nostro paese?
Quest’anno la Francia, tra molte polemiche, si prepara a celebrare Louis-Ferdinand Céline, scrittore antisemita e filonazista, e tuttavia tra i più grandi autori del Novecento. Perché non chiedere di eliminare Céline? E che dire degli autori indicati come ‘formativi’ dal suo collega Raffaele Speranzon – ideatore dell’iniziativa – tra i quali troviamo Mishima? Perché non chiedere la messa al bando dello scrittore fascista, omosessuale e suicida Yukio Mishima? Non li mettiamo al bando perché comunque sono  scrittori di destra, Assessore? Un’applicazione coerente del Suo punto di vista lo richiederebbe: purtroppo, in quel caso, non ci troveremmo più in una democrazia liberale ma in uno ‘stato etico’.
I cittadini del Veneto conoscono la Sua storia politica, assessore. Il Suo comportamento è forse rivelatore di una carenza di cultura democratica e di uno spirito di parte che un amministratore non può in nessun caso permettersi? Attendo una Sua smentita. Nel frattempo Le ricordo che la Costituzione (Democratica e Antifascista, è bene ricordarlo) e il Codice Penale forniscono ai cittadini gli strumenti adatti a combattere gli abusi e le discriminazioni.
Purtroppo non esiste invece alcuna legge che possa frenare l’ipocrisia filistea: molti tra i più noti firmatari dell’appello a favore di Battisti (Tiziano Scarpa, Wu Ming, Massimo Carlotto, etc.) sono pubblicati da case editrici di proprietà del Presidente del Consiglio, il che fa assumere alla vicenda contorni alquanto ridicoli. Perché non estendere il Suo boicottaggio, Assessore Donazzan, al principale responsabile della diffusione dei suddetti autori, e cioè all’editore? Editore la cui persona, peraltro, non si può dire incarni un esempio di virtù per i giovani…
Insomma, caro assessore Donazzan, queste sarebbero le conseguenze etiche e logiche delle sue parole. La invito a riflettere sul fatto che per un amministratore non è sempre necessario intervenire nel “dibattito pubblico”. Un buon assessore alle politiche educative può anche limitarsi a lavorare per garantire il diritto allo studio e ad una scuola pubblica di qualità. Risolvere il problema delle sedi che in Veneto cadono a pezzi e dei trasporti carenti, prima di foraggiare la scuola privata come avviene di questi tempi, sarebbe già sufficiente, mi creda.

(Ho dimenticato anche le formule di cortesia, io che in genere sono così bravino con le lettere formali)


Edoardo Sanguineti 1930-2010

“Lette accanto a quelle di Pagliarani e di Majorino (o anche di Amelia Rosselli) le poesie di Edoardo Sanguineti fanno subito un’ impressione di disinvoltura e scioltezza ludica maggiore: niente di sarcastico e di drammatico, come se l’autore ci tenesse a esibire un massimo di consapevolezza preliminare, una consapevolezza storico-critica, politica, marxista, dialettica, che prevede già tutte le risposte a tutte le domande, non si turba né si commuove, tutt’al più (e ci tiene molto) si diverte. Le sue poesie, perciò, sembrano deduzioni ludico-dialettiche e variazioni illustrative di una coscienza perpetuamente in crisi critica, eppure (e per questo) in larga misura pacificata. Il gioco poetico dunque, nelle sue apparenze ipercritiche, ha smesso di correre rischi e di temere cadute dolorose. In Corollario per esempio, libro del 1997, abbiamo in epigrafe, come primo pezzo, un’esemplificazione gustosamente didattica del poeta inteso come acrobata, funambolo, fachiro e volteggiante esibizionista della verbalità. Ma i rischi di questa acrobazia sono appunto neutralizzati in partenza, perché qualunque cosa accada la lingua poetica di Sanguineti è in grado di accogliere tutto, spiegare tutto, tenere lì ogni lapsus ed errore: il poeta-acrobata si rialza sempre illeso e ricomincia come prima. Con questo metodo e dati questi presupposti di ideologia e linguaggio, la poesia di Sanguineti, dopo le prime prove degli anni cinquanta e sessanta, così ultimative e in apparenza drammatiche, si è moltiplicata e replicata felicemente di libro in libro senza sostanziali sorprese ma neppure senza gravi cadute di livello. Il consapevole, onesto crepuscolo del piccolo borghese marxista d’avanguardia sembra essere diventato, da storico, metafisico: la sua mezza luce non tramonta mai, tutto resta bloccato nell’attesa della rivoluzione, evento ormai metastorico ereditato e conservato ideologicamente da Sanguineti nella formazione anarco-comunista della prima metà del Novecento, Sanguineti non accetta di andare oltre. Ma non è il cuore ideologico della poesia di Sanguineti ciò che la produce. Sanguineti è un seguace di Lukács e Brecht che lavora poeticamente con gli strumenti di Pound e di Breton, cioè l’intarsio culturale e l’automatismo. Smembra, dilata, spezza, condensa, sospende gli enunciati. Non si emoziona mai. E’ prigioniero del comico e del grottesco, in cui sa raggiungere risultati notevoli. Mostra l’interiorità borghese e post-borghese come un deposito surreale di detriti storici, pensieri malformati, sogni già reificati e divorati dagli appelli pubblicitari, dall’estetica della merce: un caos enumerativo e iperletterario esilarante e triste, che non porta a niente, o meglio produce epitaffi nichilisti. Le poesie non più poesie e non ancora poesie di Sanguineti procedono per allitterazioni, iterazioni, incisi, parentesi esplicative e fàtiche, rime senza versi, sonetti mostruosamente irriconoscibili. Ogni testo singolo si conclude con un’indicazione di inconclusione o di inconcludenza: i due punti. Ogni sequenza è aperta sul vuoto, sulla variazione e l’aggiunta ininterrotta. E così ogni libro.”

(Alfonso Berardinelli, Casi Critici-Dal postmoderno alla mutazione, pp.325-326)