Animelle del commercio

Le piccole anime digitali del commercio, quelle dei banner che qualcuno di voi lettori potrebbe ritrovare in fondo ai post. Visitando il blog da non-loggato mi è capitata un’offerta di voli low-cost (sarà forse il caso di partire?). Naturalmente i proventi della pubblicità – la cui presenza è contemplata nei termini di servizio – vanno interamente a WordPress, non all’autore, che non sa e non vuole fare quattrini con internet. Ogni tanto è bene ripeterlo: la Rete – il suo corpo, i 555 milioni di web server accesi e connessi nel Mondo e il lavoro che li fa funzionare – ha un costo. Se in una rivista i cui redattori e tipografi non percepiscano il becco di un quattrino rimangono comunque i costi di stampa, così la presenza sulla Rete ha un costo, coperto dal mercato pubblicitario. A meno che, ovviamente, non si decida di pagare per il proprio dominio e diventare così editori. Per ora accetto di buon grado questo limite alla mia sovranità e la pubblicità non mi disturba. Mi aiuta anzi a non dimenticare la realtà della Merce. Se dovesse però disturbare qualcuno di voi e, soprattutto, se trovaste qualche annuncio particolarmente scemo o in buffa consonanza con il contenuto dei post, vi prego di segnalarmelo. Grazie.

Zygmunt Bauman sulla rivolta di Londra

Ed ecco l’intervento di Bauman sui riots di Londra, centrato sul rapporto tra la società dei consumi e i suoi esclusi, i quali sfogano la loro rabbia nella distruzione della merce e dei suoi templi blindati:

Supermarkets may be temples of worship for the members of the congregation. For the anathemised, found wanting and banished by the Church of Consumers, they are the outposts of the enemy erected on the land of their exile.