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Da janela vê-se…

frame da ‘Lisbon Ground’ – Padiglione portoghese della Biennale di Architettura 2012

PMDS: «Il testo di una canzone popolare brasiliana che tutti conoscono dice qualcosa di molto interessante: “dalla finestra si vede il mare, che bello” [«Da janela vêse o mar, que lindo»]. Questo implica la presenza di una città, perché se sei Robinson Crusoe che vede il mare dalla spiaggia, non è poi così piacevole… Se dici che stai guardando il mare da una finestra, questo presuppone che tu abbia una città dietro di te. Così, perché noi si possa godere del paesaggio, ci devono essere una città e una finestra, che sia anche la finestra di un treno o di un aereo. Non abbiamo più possibilità di immaginare noi stessi a contemplare un paesaggio “puro”… Siamo la parte monumentale della natura; noi siamo paesaggio. E non è un fatto da disprezzare. Qualcun altro dice che non c’è alcun fascino nel paesaggio: la natura è un disastro, la natura è orribile, la natura è cicloni, terremoti, vulcani… Così dobbiamo costruire ponti per superare gli ostacoli della natura. Nessuno di noi potrebbe sopravvivere nella natura. Noi viviamo in una natura che abbiamo costruito. […] d’altra parte possiamo immaginare che tutti sono, per natura, architetti. Ogni uomo sa come costruire la sua casa. L’ha sempre saputo».

D: «Anche così, gli architetti hanno una responsabilità in più…»

PMDS: «Per me quella responsabilità cresce proprio con le risorse della tecnica. […] Tutta la nostra responsabilità sta nell’usare e gestire queste risorse tecniche che, nella nostra fragilità, sono già infinite, a tal punto infinite da poter produrre qualcosa che distrugge il mondo. Ci siamo già. Qualcuno una volta mi ha fatto la famosa domanda: “qual’è, alla fine, il compito fondamentale dell’architettura?”. Mi è capitato di rispondere: “la mia impressione è che in sostanza sia quello di evitare disastri“. Costruisci per evitare i disastri».

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Pierre Cardin e la sua città verticale. Parliamone.

Poi dissero: «Forza! Costruiamoci una città! Faremo una torre alta fino al cielo! Così diventeremo famosi e non saremo dispersi in ogni parte del mondo!». (GEN 11, 4)

Eh sì, dai tempi di Nimrod le torri fanno discutere. L’idea di Pierre Cardin di costruire un grattacielo alto 250 metri ai bordi della Laguna Veneta, cui accennavo qualche post fa, sta cominciando a suscitare un certo dibattito anche al di fuori dei confini di Venezia. Il tema è, evidentemente, quello della difesa del paesaggio, opposta, non sempre a proposito, allo sviluppo del territorio. Confesso che l’idea di Cardin non mi dispiace e, credo per la prima volta, mi trovo in disaccordo con gli amici di Italia Nostra. Vi segnalo qui un provocatorio – e per molti versi discutibile – articolo di Luca Nannipieri che, se non altro, ha il merito di aver alimentato un interessante thread di commenti, dove anch’io cerco di esprimere la mia (irrilevante) opinione. Non vi chiedo nemmeno più di esprimere la vostra. E’ agosto.

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