Tripoli, bel suol d’amore

Effetto domino, si direbbe. Anche in questo caso, non si può che sostenere la rivolta del popolo libico contro il proprio despota, altro nostro-figlio-di-puttana (oleum non olet), al quale negli ultimi anni un’intesa col governo Berlusconi ha affidato il compito di carceriere: vale la pena di ricordare quale trattamento subiscano i migranti che hanno la sventura di passare per la Libia nel loro viaggio verso il continente europeo  (come raccontato da Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene in Come un uomo sulla terra ). Chissà quanti culi stanno bruciando a Roma, in questo momento, oltre a quello di Frattini (quanti morti occorrono? C’è una soglia minima?)

ANSA: “Tripoli minaccia l’Ue sull’immigrazione: blocco alla cooperazione contro i flussi illegali se continua l’appoggio alla rivolta”

Memorabile Primavera, quella del 2011. Accerchiato dai giudici e messo in difficoltà da un’improvvisa reazione allergica al fondotinta, il Cavaliere era comunque riuscito a compiere l’ultimo passo della sua scalata. Con un titanico colpo di reni, attuando in pochi giorni la Legge Signorini – che metteva fuori legge la Sinistra in quanto “priva di stile” – Silvio Berlusconi aveva sbaragliato i suoi nemici una volta per tutte, senza prendersi nemmeno il tempo per una sveltina gratificatoria. Non c’è pace per i giusti, e infatti ai bordi meridionali della Penisola tornava a premere un’oscura forza illiberale, non più contenuta dagli sforzi dell’amico Gheddafi. Il Colonnello, minacciato da una rivolta ordita dai poteri forti del bolscevismo finanziario, si trovava in grave difficoltà e non poteva più garantire di tenere gli extracomunitari lontano dalle coste italiane. A un secolo esatto dalla Guerra italo-turca, era venuto quindi il tempo di intervenire nuovamente, in nome della Libertà, per soccorrere il prezioso alleato. Numerosi esponenti dell’esecutivo, dimostrando il loro sprezzo del pericolo, si erano subito resi disponibili a far parte della spedizione, della quale Ignazio La Russa aveva curato gli aspetti logistici. Ripristinato l’utilizzo del mulo, animale amatissimo da La Russa, il ministro combattente era partito alla volta di Tripoli con la divisione aviotrasportata “Italo Balbo”.    Al seguito delle truppe d’assalto, Il reparto costruzioni, comandato dal Geniere Capo Castelli, che doveva approntare i campi di concentramento dove rinchiudere sia i rivoltosi che avevano tentato di rovesciare Gheddafi che – così recitava la circolare vergata dal Ministro Testicoli diffusa prima della partenza – “I membri di Al Càida o comunque negri di provenienza subsahariana in procinto di invadere il territorio nazionale allo scopo di instaurarvi il Califfato”.

La sera del 29 Marzo la colonna di camion carichi di tubi innocenti e filo spinato era stata investita dal terribile vento del deserto, il Ghibli. Senza possibilità di trovare un riparo, in poche ore l’intero reparto si era ritrovato sotto una pesante coltre di sabbia che ricordava i bastoni messi dalla Sinistra tra le ruote del Libero Mercato, come argutamente notò il Geniere Capo. I mezzi erano inservibili e già sorgeva il temibile sole libico – unico vero nemico dei militi padani, mai scesi a sud di Gabicce. Fu allora che il Capitano Bossi Renzo suggerì al geniere Castelli di muovere assieme in avanscoperta, alla ricerca del “primo distributore di benzina”.  Ma il deserto, terrone e comunista, sembrava aver teso loro una trappola mortale.

«Pronto pronto, pattuglia Olona chiama Nibbio, Olona chiama Nibbio, mi sentite..? Niente»

«E alura? Come la mettiamo?»

«Eh, non so, chiamiamo l’assistenza»

«Non trovo il numero, prova a sentire La Russa»

«La Russa non si riesce a chiamarlo nemmeno lui, è su un C130 e là il cellulare non prende»

«Casso, Castelli, e allora siam del gatto…me l’avevano detto di non andare, ma io niente. Pensavo “se a far bocchini ti fanno ministro, figuriamoci ad andare in Libia!”

«Aspetta, aspetta…cos’è ‘sto rombo?»

«La so! E’ come un quadrato, però schiacciato!»

«Bestia! ‘sto rombo qui, non lo senti? Un motore!»

«Un autoveicolo, sì! Adesso lo sento!»

Nel deserto non è facile capire da dove provenga un suono. Come due fennech intenti ad aguzzare l’udito in attesa della magra preda (un piccolo roditore, un beccaccino, una blatta), i due militi  si acquattarono dietro a una duna, dalla quale fece capolino un blindato amico. Era uno dei Doblò ricarrozzati in ghisa, prodotti dalla Fiat di Marchionne a Puerto Rico per finire gli ultimi pezzi dei magazzini torinesi. La Russa era riuscito ad inserirne 12mila esemplari nell’ultima finanziaria, ad un prezzo particolarmente conveniente.

«E’ dei nostri! E’ dei nostri!»

«’Spetta, testina, che ne abbiamo venduti anche ai beduini, di ‘sti furgonati qui…controlla la targa…sì, sembra proprio dei nostri»

Il mezzo si fermò inchiodando in una nuvola di sabbia sottile dalla quale, come in sogno, apparve nientemeno che il Maresciallo Borghezio, lo stratega dell’impresa Libica, a capo della Legione Padana.

«BORGHESSIO! E’ il Cielo che ti manda! Qui è successo un casino, abbiamo perso il resto del reparto e non si riesce a comunicare, con queste radio del menga! Sono ancora in garanzia ma non si trova il numero dell’assistenza!»

«Camerata, quelle radio sono finte. Le aveva ordinate la RAI a Paolo Berlusconi per la fiction Squadra Giambellino, ne servivano dieci ma il costo al pezzo veniva drammaticamente abbattuto ordinandone dai mille in su, per cui han deciso di riciclarle…quando torniamo a Roma mi farò sentire io, non temere!»

«Ma porca…come coi decoder»

«Non importa, camerati, saltate sulla camionetta! Lasciate perdere i tubi innocenti, questi islamici bastardi non meritano il vostro lavoro! costruirete ben di meglio, quando avremo riconquistato tutta la Tripolitania e l’intera Cirenaica! Non capite? Ora che siam qui non ce ne andremo più!»

«Ma…e a Gheddafi ghe giren minga i ball?»

«Gheddafi lo sa, il suo esilio è già concordato, Berlusconi gli regala la Sicilia. La Tripolitania ce la teniamo noi del Nord, naturalmente, la Cirenaica se la prendono i camerati del PDL. E ci sarà lavoro per tutti!»

«E figa!»

Il Geniere Capo Castelli tirò un calcio al giovane Capitano Bossi Renzo, sussurrandogli all’orecchio

«Pirla…lo sai che al Borghezio ci piace il casso!»

Nazi D.O.C.

Su WordPress è attivo un algoritmo antispam che si chiama Akismet. E’ molto efficiente e finora non ha lasciato passare nulla di indesiderato. Lo lascio lavorare e non mi accorgo di niente. Stamattina, però, mi punge vaghezza di dare un’occhiata ai commenti in coda. A parte lo spam dei blog di forex in inglese, con una certa sorpresa trovo, vecchio di una settimana e prossimo all’eliminazione, il vivace commento di un certo Paolo Sizzi, “identitario bergamasco e quindi lombardo“. Rispondendo al titolo del mio post Che lingua parlano gli orchi?, Sizzi scrive:

“Che lingua parlano gli orchi? Toscano con accento meridionale o arabo, cinese, spagnolo, romeno, albanese e lingue negre.”

Ullallà, un razzistone! Di più: uno di quei (spero pochi, comunque troppi) bergamaschi contenti della scomparsa della povera Yara, che ha fornito loro l’occasione per dimostrare al mondo quale putredine abbiano nella testa. D’istinto avrei cestinato il commento e aperto le finestre per far uscire il tanfo. Epperò credo vada colta l’occasione di mostrare ai miei lettori com’è fatta un’autentica merda. Una tantum si può fare. Nel piccolo manifesto del blogger (“Paulus Lombardus”…) leggiamo:

“Ho aperto questo spazio virtuale per motivi propagandistici legati al Lombardesimo, ovvero l’esaltazione nazionalistica di tutto ciò che è lombardo, poiché è mia ferma intenzione impegnarmi sulla Rete e soprattutto sul territorio per l’autodeterminazione e l’Indipendenza della Nazione Lombarda, della Grande Lombardia storica che comprende Insubria, Orobia, Padania e Piemonte.”

E fin qui siamo dalle parti dei consueti deliri storico-geografici dei legaioli, fregnacce sulla “ferrea volontà”, il Bene della Nazione Lombarda, eccetera. Il bello viene poi:

“Ma il mondo reale non è che un incubo da esorcizzare col risveglio d’Europa e di tutte quelle Nazioni senza stato bisognose di rivincita e riscossa, e a questo proposito è una guerra costellata di mille nemici apparentemente invulnerabili.

Per citare i principali Italia, stati-apparato europei, Eurolandia, America, Israele, sistema-mondo.”

Doppio ullallà, un nazista! E non finisce qui, basta cercare a caso tra gli altri post. Dove peschi, peschi bene e mica robetta ma titoli come Soluzione Finale del Problema Ebraico.

Vi confesso che tutta la manfrina sulla violenza del mio articolo sugli scontri di piazza, nel caso dei nazi non vale più. Oh, è l’eccezione che conferma la regola. Naturalmente spero non si presenti mai l’eventualità di incontrare una simile faccia di cazzo.

Quindi, ricapitolando: legaiolo, razzista, antisemita (“razionalmente antisemita“), antimondialista e filopalestinese (come tutti i nazi D.O.C.). Certo, per Sizzy l’islam è un problema, ma, per citare la sua sintesi geopolitica da nazileghista,

“Una volta liquidato per sempre il carognoso problema ebraico si comincerà a pensare a come tenere a bada e neutralizzare il pericolo islamico, sebbene io sia dell’idea che vendicandosi di Giuda, Maometto si ritroverà ad essere bello sazio ed esausto.”

Non credo ci saranno altre occasioni di scambio con Sizzy, eppure quest’unica volta è stata utile, almeno per me. E’ un campione rappresentativo dell’enorme ammasso di spazzatura che circola in Rete e sulla quale da più parti si invocano provvedimenti forti. L’ultimo in ordine di tempo è quello della proposta presentata alla camera da Fiamma Nirenstein (sì, quella che sta nello stesso partito col fascista e antisemita Ciarrapico. Transeat.). Da libertario quale sono, resto contrario a qualsiasi limitazione della libertà di espressione e non si tratta di una mera (si fa per dire) questione di principio. Io la spazzatura prodotta da gente come Sizzy la voglio poter leggere e credo che a un vero democratico il tanfo di merda non debba spaventare. Occorre anzi annusare bene e imparare a distinguere la varie puzze. Per restare in metafora, non serve mettere il coperchio alla fogna, serve invece tenerla d’occhio per evitare che tracimi. E’ quella che si chiama la “vigilanza democratica e antifascista”. Alla quale è iscritto per merito anche il simpatico Akismet, il primo plugin antispam-antifa.