Saltare sul carro del vincitore, anche se è carico di letame

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Di Andrea Inglese, poeta, intellettuale engagé di stanza a Parigi, e tra gli animatori del blog letterario Nazione Indiana, mi ero già occupato a proposito di certe sue divertenti fanfaluche staliniste a proposito di scienza. Davvero niente in confronto al suo commento sull’exploit di Grillo:

[…] Il carisma è sempre pericoloso, in politica, sia che si parli di politica diretta, orizzontale, che di politica istituzionale, e rappresentativa. Ma l’assenza totale di carisma non è neppure una ricetta che si può propinare sempre e comunque, speranzosi nelle sue miracolose virtù. Discorso simile va fatto per le emozioni, o i sentimenti. Qualche indicazione il laboratorio delle destre estreme in Europa dovrebbe alla fine averlo dato. L’emozione è un materiale ineliminabile della politica: va lavorato, non semplicemente neutralizzato

Insomma, il carisma di Grillo ha fatto colpo anche sui raffinati intellettuali marxisti, che hanno qualcosina da imparare dal “laboratorio delle destre estreme”! Un po’ rosso, un po’ di bruno…Tombola!

Degna di nota anche la risposta di Inglese al commento di un lettore:

a nunzio, che scrive
“non pensavo che per fare la rivoluzione bisognasse allontanare i giornalisti”, eppure uno che la rivoluzione l’ha fatta davvero, Lenin, già nel 18 abolisce la libertà di stampa (facendo incazzare Rosa Luxemburg)

ed è proprio con sguardo un po’ leninista che bisognerebbe studiare la vittoria di Grillo;

[In questi giorni Guido Olimpio del Corriere ha proposto un divertente parallelo tra ‘la Guida’ Khomeini e Beppe Grillo. Anche in quel caso, i numerosi boccaloni della sinistra comunista videro qualcosa di “rivoluzionario” nel golpe degli Ayatollah. Lo sapete che fine fece il Tudeh, vero?
Io aggiungerei che, senza andare troppo ad Est, anche qui abbiamo avuto i nostri Bombacci]