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Anime Belle

Era evidente a tutti che in Libia le cose sarebbero andate diversamente che in Tunisia ed Egitto. A Tripoli non c’era un esercito pronto a deporre il tiranno come in Egitto, ma una truppa di mercenari al soldo del Colonnello, perfettamente in grado di schiacciare la rivolta. In un paio di settimane sarebbe tutto finito, i partigiani (li chiamo così, come giustamente suggerisce Farid Adly) che non fossero stati ammazzati sarebbero finiti nelle accoglienti galere di Gheddafi, o nei lager già riservati ai migranti in pieno deserto, e qui saremmo tornati al nostro tran-tran quotidiano di debole indignazione a distanza. Mentre in questi giorni il ‘nostro’ coinvolgimento in una guerra che già era in corso e che le anime belle guardavano ‘con preoccupazione’ ha improvvisamente riattivato, nella c.d. Sinistra-sinistra, i meccanismi della produzione retorica. Quella roba autoreferenziale che chiamiamo dibattito ma a volte sembra più che altro un tentativo di ricordare la propria esistenza e rimarcare le proprie differenze-da (dal rinnegato interventista, dal socialdemocratico, dall’anarcoide provocatore), mentre prendono forma altre inaspettate consonanze,  (con il Cavaliere amico del Colonnello, coi fascioleghisti, con l’orribile Formigoni). Vi riporto qui sotto un piccolissimo florilegio delle varie letture. E’ la parafrasi di alcuni commenti ad un post su Nazione Indiana (tra i quali trovate anche la mia posizione, espressa, spero, in modo accettabilmente serio). A volte capita che l’oggetto della satira sia più ridicolo della satira stessa, giudicate voi:

Quelli che “Gheddafi è un patriota arabo e un rivoluzionario e chi sta contro di lui è semplicemente un lacchè del capitalismo. Ricordatevi del compagno Ceausescu!”

Quelli che “Gheddafi non è un granché ma è sempre meglio degli insorti che sono pilotati da CIA e Mossad!

Quelli che “Fonti indipendenti che i media servi dell’imperialismo censurano ma che io che faccio controinformazione diffondo qui, anche se purtroppo non mi potete capire perché ormai siete rintronati dai media suddetti, insomma queste fonti indipendenti che per motivi di sicurezza non posso esplicitare mi hanno rivelato che dietro la facciata umanitaria delle motivazioni si nascondono enormi interessi economici. Si parlerebbe di petrolio e addirittura – ma non mi vorrei sbilanciare – di gas naturale”.

Quelli che “il capo degli insorti è neoliberista, io voglio i soviet domani mattina! No! Voglio i soviet! Ueeee! Ueeeeeee! Ueeeeeeeeeeeeee!”

Quelli che “Gheddafi è un dittatore criminale e complice delle deportazioni dei migranti e noi stiamo dalla parte del processo democratico che sta investendo il nordafrica. D’altronde siamo anche contro la guerra senza se e senza ma. Per cui scendiamo in piazza, cerchiamo due alberi tra i quali tendere la nostra fettuccia e passiamo un pomeriggio divertente. Non dimenticate ginocchiere e paragomiti”.

Quelli che “Avete tutti individuato una serie di contraddizioni che, come suggeriscono un paio di numeri dei Quaderni Piacentini usciti nel corso del ’74 (annata eccellente, bouquet ricchissimo, ne ho una bottiglia a casa), sono feconde e pericolose allo stesso tempo e andrebbero maneggiate con cura. Sbaglia chi usa il Ballon o il Gran Cru, in questo caso, coi rossi leggeri, è senza dubbio meglio un Dolcetto. Di cristallo, certo, eccheccazzo, su questo punto non cediamo!”

Quelli che “Non mi piace essere contro-la-guerra-assieme-a-voi. Voglio essere contro-la-guerra-per-i-cazzi-miei”.

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