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Toreri, guitti, tribuni della plebe

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Dice “dov’è finito il teatro in televisione”? Ma come “dov’è finito”? Raramente si è visto tanto teatro in TV come in questi anni. Certo, parliamo di spettacolo leggero, à la Garinei & Giovannini, à la Santoro & Travaglio. La stizza di Santoro di fronte alla “lettera” di Berlusconi assomiglia a quella del regista di fronte all’attore indisciplinato. Ma anche questo, in fondo, era previsto. L’attribuzione di una vittoria è un esercizio davvero inutile. Hanno vinto entrambi. Santoro ha vinto attraverso lo share, ovviamente, Berlusconi ha vinto occupando col suo corpo due ore e passa di spazio televisivo. Con quel tono didattico che a volte riserva allo zoccolo duro del suo elettorato, bisognoso di semplificazioni e di fesserie sempre più grandi, il Signor B. ha raccontato la sua grottesca versione dei fatti. Ha sostenuto di essere “l’unico” a capirci qualcosa di economia, ha accusato Francia e Germania (la Deutsche Bank, oppure la Bundesbank, fa lo stesso!) di aver complottato contro il suo governo, ha precluso ogni possibile obiezione sostenendo (non del tutto a torto, ahinoi) che il nostro sarebbe un Paese ingovernabile, ha persino fatto la sua lezioncina sulla Costituzione. Allo stesso tempo, ha ben incassato le provocazioni, si è astenuto dal fare apprezzamenti sulle protagoniste femminili Costamagna e Innocenzi, regalandoci comunque qualcuna delle sue volgarità da avanspettacolo.

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Santoro, per parte sua, ha esordito citando O Sole mio, ha affermato, con grande sprezzo del ridicolo, di essere stato l’unico o il primo diffusore delle idee di Paul Krugman in Italia, ha mostrato una certa frustrazione di fronte alla scarsa reattività del Signor B. Ha, d’altro canto, saggiamente rinunciato a trasformare la trasmissione in un’aula di tribunale, e avrebbe avuto quindi la possibilità di incalzare seriamente il Cav. sui temi di politica economica, per una manciata di minuti almeno, ma non l’ha fatto. Sappiamo bene che Michelone nostro ha smesso da tempo – forse non tanto per volontà, quanto per inclinazione naturale – di fare il giornalista propriamente detto per votarsi invece alla commedia dell’Arte, inscenando lazzi, preparando accuratamente le risse tra i suoi ospiti e poi, nella fase più recente della sua carriera, impersonando una bizzarra versione televisiva di tribuno della plebe. Giovedì sera il tribuno è diventato torero – questa è l’unica lettura sensata, a mio avviso, della metafora di Granada, perché Monti come toreador proprio non ce lo vediamo. Va da sé che, con un toro come Berlusconi, all’arena si registri il tutto esaurito.

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Da giornalista a intrattenitore, da intrattenitore a tribuno della plebe, dicevamo. E quest’ultimo passaggio sembra in effetti caratterizzare la Storia italiana degli ultimi vent’anni – o forse di sempre? Ormai è chiaro come gli Italiani abbiano una disperante tendenza a dare credito ai guitti divenuti opinion maker, da Berlusconi a Grillo a Santoro. Poco importa il mestiere originario del guitto, ciò che conta è la sua natura più intima, e il fatto che il linguaggio della commedia e il linguaggio politico in questo Paese coincidano quasi perfettamente. Purtroppo, in tempi in cui c’è veramente poco da ridere, tale tendenza si accentua e alle risate si sostituiscono dei conati inquietanti. La trasmissione di giovedì sera si basava evidentemente sul solito canovaccio populista ed antimontiano (cui Berlusconi ha fatto in parte da sponda) e Santoro ha davvero toccato il fondo dando spazio ai deliri dell’imprenditora di Vittorio Veneto. La signora si è scagliata contro Monti “uomo di Goldman Sachs” e ha invocato “la sovranità monetaria”. Discorsi da nouvelle droite ripulita, che parla di moneta come di un “bene comune”. Roba pescata nella cloaca di Internet, ma il materiale sociale è sempre quello, perenne, di certi disastri storici. Un ceto medio fatto di bottegai, artigiani e piccoli industriali in crisi, pronti a rinchiudersi nella loro piccola provincia di merda, addossando al capro ebreo o cinese o zingaro di turno le colpe dei loro guai.

Lo dico anche, come sempre, per scaramanzia, ma il tipo di avanspettacolo che ci viene proposto in questi giorni sembra preludere a uno spettacolo che preferirei evitare di vedere.

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Michele strikes back

Che ci crediate o no, è possibile detestare il berlusconismo con tutte le proprie forze e allo stesso tempo aver trovato irritante Raiperunanotte.

Parto da un presupposto spero condiviso: l’informazione televisiva è un momento spettacolare come gli altri, merce pensata per condurre, attraverso la pubblicità, ad altre merci. In tv la scelta non è tanto tra dire e non dire, tra mostrare il vero o mostrare il falso perché il sistema più produttivo è quello che mostra entrambi, che dice tutto. Ne consegue che in questo sistema non c’è spazio per la censura. Era questo lo scarto tra il vecchio monopolista di Stato e la tv commerciale, naturaliter pluralista, scarto a partire dal quale Berlusconi ha alimentato il suo mito di imprenditore tollerante, sincero difensore della libertà d’espressione, uno che “faceva lavorare i comici di sinistra”, eccetera. Era semplicemente un imprenditore dei media intento a far quattrini, nemico naturale – in quanto nemico economico – della censura propriamente detta. Purtroppo per lui (oltre che per tutti noi), la necessità di evitare la galera l’ha costretto ad entrare in politica. Il destino del Cav. era già segnato nel momento in cui egli scendeva in campo e faceva dei suoi giornali e delle sue televisioni degli organi politici.  A quel punto lo spregiudicato cumenda è diventato censore, dimentico del fatto che anche i suoi maldestri tentativi di censura diventano immediatamente momenti spettacolari.
Uno che la sa lunga a questo proposito è il Santoro post-editto bulgaro. Dopo essersi bagnato, alquanto controvoglia, nelle acque dell’Ill, il nostro ha iniziato ad ostentare il segno del martirio e dei modi da predicatore, con esiti spesso sconcertanti. Pochi mesi fa l’abbiamo visto mettersi sullo stesso piano degli operai dei petrolchimici che chiudono, contrattando la propria liquidazione milionaria in diretta nazionale (quale altro lavoratore potrebbe farlo?) e rivendicando giustamente la propria produttività, cioè la capacità di attrarre inserzionisti. Ancora più recentemente, dopo la rottura definitiva con la RAI, qualcuno ha pensato che lo potessimo vedere su LA7. Ma l’ego di Santoro è troppo esteso per poter essere contenuto in una rete già così affollata. Eccolo quindi alle prese con il lancio del suo nuovo programma, questa volta completamente autoprodotto, sulla scorta dell’esperienza di raiperunanotte (sono l’unico ad averlo trovato irritante?). Si chiamerà Comizi d’amore, scippo a Pasolini che poteva essere evitato e che credo voglia rimandare ad uno dei deliri berlusconiani. Nel frattempo Santoro ha già aperto un’associazione – Servizio Pubblico – e un sito omonimo, nel cui logo si riconosce, curiosamente, un cave canem pompeiano (a rappresentare l’incazzatura) unito all’immagine del conduttore in forma di zio Sam (a rappresentare il coinvolgimento del pubblico, la mobilitazione).


Comizi d’amore sarà prodotto a Cinecittà, venduto tra gli altri a Sky e visibile in streaming sul sito. Per sostenere la cosa e i suoi futuri possibili sviluppi il conduttore ci chiede di versare dieci euro. Dice che è necessario per garantire l’esistenza di “un pezzettino di televisione senza padroni economici e senza padrini politici“, perché la censura esiste e l’ultimo caso in ordine di tempo, quello della Dandini, lo dimostra.
La Dandini? Parla con Me? Le interviste a Scamarcio sul divano? Censurata? Suvvia. In casi come questo mi convinco che l’ottuso accanimento dei berluscones verso le piccole icone televisive della sinistra sia un fenomeno di altro tipo. E’ la vendetta per lo sgarro subito dall’uomo de panza, una sorta di primitiva dimostrazione di potere, politicamente inutile quando non controproducente.  Visto il livello medio dei lacché del centrodestra, la cosa non sorprende.
Ma torniamo a Michelone nostro e diamo un’occhiata ai primi contenuti video del suo sito.  Accanto ai link delle varie modalità di versamento e sotto alla presentazione del conduttore, troviamo un’intervista esclusiva a questa signorina Imene…pardon, Imane Fadil, un’altra delle sveglie ragazzette ospiti del vecchio satiro per una notte.

Onestamente: c’è qualcosa che ancora non sapete sulle troie di Berlusconi? E’ questa la libertà di cui parla l’annuncio nella voce “Michele Santoro” di Wikipedia?


“Rai per una notte” e “Servizio pubblico” sono titoli eloquenti. Santoro in cuor suo vorrebbe riprodurre lo spazio istituzionale della TV pubblica, ma in che senso? Forse nel senso dello spettacolo adrenalinico, della rissa televisiva che tanto ci divertiva. Ammettetelo: anche voi guardavate Anno Zero come si guardano il calcio o la boxe – le aree cerebrali che si attivano durante la visione dei due spettacoli devono essere le stesse, del resto. Ma oltre allo stimolo endocrino bipartisan, il talk politico per come lo intende Santoro assolveva ad un’altra importante funzione, un tempo assolta dalla militanza attiva in un partito. Anno Zero mi consentiva di maledire Calderoli o Alfano ogni volta che li vedevo. Santoro me li presentava al loro peggio, imbastendo una drammaturgia elementare attraverso la quale io, spettatore de sinistra, potevo veder confermate la mia autostima e la mia identità. Era un prodotto con una sua ragion d’essere. L’importante è ricordare sempre che il giornalismo-spettacolo non è qualcosa che possa ridare la vista ai ciechi o l’udito ai sordi e spostare i loro voti da una parte all’altra. Chi fa finta di non saperlo dimostra la propria disonestà intellettuale.
Mi pare che le possibilità di ricreare quel genere di combattimento tra polli di cui Santoro era gran cerimoniere saranno piuttosto scarse. La formula alternativa potrebbe essere quella dell’invettiva tribunizia, in diretta concorrenza con Grillo? Oppure un ritorno alle inchieste sul campo? Il punto è che altri, (tra i quali i vari Iacona e Formigli) si occupano già, in altri spazi, di fare inchiesta, e lo fanno molto bene. Non so fino a che punto le rivelazioni della nuova zoccola di turno potranno interessare.

Ad ogni modo, in bocca al lupo, penso che Michelone ce la farà senza i miei dieci euro.

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