Michele Salvati spiega perché scegliere Renzi (anche se forse non governerà)

« […] Non sarebbero invece elezioni primarie se passasse una riforma elettorale proporzionale come quella in discussione al Senato (di altre e migliori non si è mai veramente discusso). In questo caso, nelle condizioni in cui ci troviamo, è impossibile che si formi una maggioranza parlamentare di centrosinistra-sinistra come quella su cui punta Bersani, anzi, che si formi una maggioranza coerente di qualsiasi tipo. E quindi è ben difficile che il candidato che vincerà le primarie del centrosinistra abbia la possibilità di essere designato come presidente del consiglio: ci si verrà a trovare in una situazione nella quale o si indicono nuove elezioni (com’è avvenuto in Grecia) o ci si accorda su un nuovo governo Monti, anche se tutti ora lo escludono. Ma allora perché andiamo a votare il 25 novembre? […] Io vado a votare per esprimere il mio dissenso dalla linea della segreteria Bersani […]. E vado a votare per motivazioni politiche, perché credo che Bersani mantenga il PD nella riserva indiana di quella vecchia alleanza catto-comunista dalla quale –per la continuità della sua dirigenza- non è mai completamente uscito: è questo l’usato sicuro? E’ questa la socialdemocrazia? I grandi partiti socialdemocratici europei si riconoscerebbero appieno nel discorso con il quale Renzi ha concluso il convegno della Leopolda (17 novembre): sono partiti aperti al centro oltre che a sinistra, non aggrappati all’appoggio del sindacato, del pubblico impiego, di vecchi insediamenti territoriali in via di estinzione; sono partiti che sostengono i valori del merito individuale oltre a quelli della solidarietà con i più svantaggiati, partiti il cui socialismo è uno sforzo continuo di avvicinarsi a quell’uguaglianza di opportunità che è mirabilmente espressa dal secondo comma dell’articolo 3 della nostra Costituzione. E soprattutto sono partiti che declinano i valori della sinistra tenendo conto della situazione in cui si trova ad agire oggi e non di quella, assai più favorevole, in cui si trovò ad agire nel dopoguerra, in quella Golden Age della grande crescita economica in cui si realizzarono le grandi conquiste socialdemocratiche».

(il testo integrale dell’articolo lo trovate qui)

Codesto solo oggi possiamo dirti…./2

Eccoci arrivati alla roba di sostanza, al mucchio grosso. Se appartenete a quella maggioranza di elettori di sinistra mossi dal timore che questo Paese (ma non si riesce nemmeno più a chiamarlo Paese…chiamiamolo troiaio, d’accordo?) collassi, pensate che la cosa più sensata da fare sia votare PD. Io penso che abbiate ragione. Non sono iscritto e nemmeno trovo granché appetibile la frittata che attualmente è il Partito Democratico. Ma, come scrivevo nel post precedente, le alternative sono risibili. E un partito di massa pensato per un sistema bipolare contiene un ventaglio di idee abbastanza ampio da soddisfare la maggior parte di noi – mi sembra che il violento scontro interno di queste settimane ne sia una prova, tra l’altro. Nel caso siate tesserati, sarete in parte mossi dall’antica disciplina di partito, in parte dall’abitudine, da quel residuo identitario sul quale è campato per vent’anni il gruppo dirigente PDS/DS/PD. Siete naturalmente schifati dall’andazzo generale, ma non vi garba il cacofonico cri-cri grillesco. Credete ancora nel partito, o meglio, sapete bene che i partiti rimangono uno strumento fondamentale della democrazia rappresentativa – un sistema al quale siete affezionati. Avete quindi capito che il problema non sono i partiti il sé, ma il potere delle segreterie. Siete stufi delle solite facce, e lo sono anch’io. Mica per una questione d’età, intendiamoci. Anzi, se devo dirla tutta, i miei coetanei – i trentenni – nemmeno mi piacciono granché. Credo molto al valore dell’esperienza. Ma se l’esperienza è quella degli apparatčik dalemiani? Beh, ne faccio volentieri a meno. Mi spiace per Pierluigi Bersani, che rimane una persona in gamba e perbene, oltre che uno dei migliori ministri che il centrosinistra abbia avuto. Putroppo, nonostante gli ultimi tentativi di smarcarsi da Cane Pazzo D’Alema, da Richelieu D’Alema, da Renzi-ti-spiezzo-in-due D’alema, Bersani rimane legato a quei settori del partito. Se fosse per una questione di simpatia viscerale, si trattasse di fare una chiacchierata davanti ad una birra (o ad un bianco dei colli piacentini), non avrei alcun dubbio: Bersani tutta la vita. Ma per rompere certe incrostazioni ci vuole altro. Ecco perché, se andrò a votare a queste primarie, sceglierò Renzi (votando PD anche se dovesse vincere Bersani, beninteso). Ma vi sento fremere. Arriviamo dunque all’obiezione fondamentale:

«Tutto giusto, ma purtroppo Irrènzi è liberista!»

Lo dice pure Nichi:

«Matteo RenFi rappreFenta la dottrina liberiFta. AnFi, NEOliberiFta!»

Ammesso e non concesso che lo sia, voi che cosa siete, marxisti-leninisti? In tal caso, come detto nel post precedente, dovreste votare uno dei piccoli partiti comunisti sulla piazza. Cioè, intendiamoci, esistono tanti comunisti che votano PD in nome di complicate strategie attendiste, o dell’antica disciplina che descrivevo sopra, o per il senso di sicurezza che soltanto i partiti di massa possono dare…

«No, ma che comunista, dai, sono socialdemocratico…diciamo almeno keynesiano…ma l’articolo diesciotto, eccheccazzo!»

Vi rivelo un segreto: Matteo Renzi non è un neoliberista. Non lo è tecnicamente, come non lo è Monti. Parlerei di social liberalism, piuttosto. Più o meno le stesse idee di Prodi, ricordate? Quando Renzi dice di voler aprire gli asili perché le donne italiane possano lavorare come nel resto d’Europa, dice una cosa “neoliberista”? E infine, diciamolo francamente, nello scontro tra keynesiani e social-liberali, siete proprio sicuri di preferire i primi? Siete certi che il sistema dei carrozzoni pubblici all’italiana, delle controllate e delle partecipate da Stato ed enti locali, quelle grandi e piccole macchine da debito, coi loro consigli di amministrazione nominati dai partiti, siano veramente una cosa de sinistra? Non vi sfiora il sospetto che lo scontro interno al PD non sia soltanto uno scontro “di programmi”, ma di rendite di posizione?

«Ma ti dico che è neoliberista, e se la fa coi finanzieri, con gli speculatori! A Milano si è fatto pagare la cena da Davide Serra».

Purtroppo in questo caso il buon Bersani non è riuscito ad evitare una figura grottesca. Faccio mio il commento di Gad Lerner, che di certo non è sospettabile di simpatie renziane:

« “Non accetterei consigli da chi ha la società alle Caiman”. Davvero? Temo debba cancellare metà della sua agenda telefonica. Le conversazioni con i Gavio, le affettuosità con i Tanzi, l’affidamento della sua segreteria politica a Filippo Penati, la confidenza con i vari Consorte e Sacchetti che nel frattempo si costituivano fondi per decine di milioni all’estero…»

Al di là dello scontro Renzi-Bersani, il rapporto con la finanza è per molti un discriminante rispetto alla possibilità di votare PD. Fate le vostre scelte. Io, che non ho denari da investire, né particolari pregiudizi, credo che la finanza possa (e debba) essere governata soltanto da chi non ne faccia un demone col quale spaventare le piazze.

«Irrenzi è andato a trovare Berlusconi e ha persino detto che vuole cercare voti a destra! E’ uno di destra! »

E’ vero, Irrenzi è andato da Berlusconi a prendere il caffè. Un gesto evitabile, e spregiudicato, dal punto di vista simbolico, quanto irrilevante da quello politico. Ma gli inciuci di D’Alema sulla questione del conflitto di interessi, ai tempi della bicamerale, ve li siete già dimenticati? Un caffè o una cena contano più di un fatto politico? In quanto alla ricerca di consenso tra i delusi del centrodestra…beh, io ve lo dico: se la cosa vi sembra strana, la democrazia non fa per voi. Avete proprio sbagliato indirizzo, credetemi. Per quindici anni una parte della mia famiglia ha votato il Caimano. Col tempo si sono resi conto di aver fatto una cazzata. Vi fanno schifo i loro voti?

Essù, scendiamo dal pero, almeno una volta ogni secolo.