Una nuova linea editoriale

Al di là delle mie intenzioni, la cronaca politica italiota è di fatto il tema principale delle mie ruminazioni su questo blog. Quando scrivo politica, intendo polemica, ovviamente. Ho deciso di limitare un po’ questa deplorevole tendenza, che comincia a darmi la nausea. Voglio dare più spazio ai miei consumi di cinema, musica, libri, fotografia. Alle arti e all’industria culturale. Alla Cultura (“Il nostro petrolio”? Guardate che il petrolio puzza, eh).

Da domani, quindi, almeno sino a dopo le elezioni, basta politica. Oggi però vorrei chiudere con un paio di considerazioni, e prometto di essere breve!

Ho già scritto che voterò disciplinato PD, per quanto trovi il programma di Bersani piuttosto deludente. E’ un programma che non è fatto per cambiare l’Italia, e va bene così, perché da queste elezioni non uscirà un governo in grado di cambiare alcunché. Voto PD perché se dovesse vincere ancora Berlusconi mi vedrei costretto ad emigrare, e non ne ho voglia (non ho più l’età).

Ciò detto:

mancano diciotto giorni al voto e il principale alleato di coalizione promette in ogni intervista che farà di tutto per impedire al centrosinistra di governare.

Vi pare seria, questa roba qui?

Ripartire da Hitch (e dai Police)

Ebbene, qui su flâneurotic si respira una certa aria di stanchezza, che potrebbe essere legata all’arrivo della cosiddetta bella stagione, o ai miei problemi di lavoro – per dirla in modo il più generico ed incolore possibile – o semplicemente all’inizio del fisiologico declino di un blog non legato a fonti di reddito dirette o indirette, né a particolari forme di soddisfazione narcisistica. Ecco, il fade out no, questo non lo consentirò. E allora su, in alto i cuori,  perché questo piccolo sfogatoio non si aggiunga alle troppe cose che ho mollato a metà.  Ricorrerò all’aneddotica più triviale, ai link nudi e crudi, al copincolla selvaggio e alle notazioni ombelicali, in forma di consigli di ascolti, letture, visioni. O ai consigli di ascolti, letture, visioni sotto forma di notazioni ombelicali:

1) Ho appena finito Hitch 22 e confermo che l’autore mi mancherà molto. Più in là varrà la pena di postare qualche estratto, per ora mi limito a farvi notare come la Twelve books descriva Hitchens, presentando quella che in buona sostanza è un’autobiografia politica, e di come invece lo presenti Einaudi, battendo sul tasto dell’ateismo – che nel volume occupa uno spazio marginale, visto che l’autore se n’è già occupato altrove. Insomma, il lettore einaudiano – tardo-einaudiano, di un’Einaudi berlusconiana ma pure wuming-izzata – può leggere Hitchens in quanto ateo e anticlericale ma, per carità, cerchiamo di evitare, almeno in quarta di copertina, di parlare dell’abbandono del conformismo di sinistra da parte di quello che molti miei conoscenti giudicavano un guerrafondaio! Ecco, da un punto di vista commerciale è una scelta comprensibile, ed anche parecchio filistea.

2) ho iniziato a riascoltare compulsivamente tutti gli album dei Police, in particolare quel pezzo di Reggatta de Blanc il cui ritornello trovo particolarmente adatto a questi giorni (la signora Placca Africana che spinge e butta giù mezza Emilia, ed ora Scipione, il torrido anticiclone… non ci sono leggi né respingimenti possibili per questo tipo di migranti):

Animelle del commercio

Le piccole anime digitali del commercio, quelle dei banner che qualcuno di voi lettori potrebbe ritrovare in fondo ai post. Visitando il blog da non-loggato mi è capitata un’offerta di voli low-cost (sarà forse il caso di partire?). Naturalmente i proventi della pubblicità – la cui presenza è contemplata nei termini di servizio – vanno interamente a WordPress, non all’autore, che non sa e non vuole fare quattrini con internet. Ogni tanto è bene ripeterlo: la Rete – il suo corpo, i 555 milioni di web server accesi e connessi nel Mondo e il lavoro che li fa funzionare – ha un costo. Se in una rivista i cui redattori e tipografi non percepiscano il becco di un quattrino rimangono comunque i costi di stampa, così la presenza sulla Rete ha un costo, coperto dal mercato pubblicitario. A meno che, ovviamente, non si decida di pagare per il proprio dominio e diventare così editori. Per ora accetto di buon grado questo limite alla mia sovranità e la pubblicità non mi disturba. Mi aiuta anzi a non dimenticare la realtà della Merce. Se dovesse però disturbare qualcuno di voi e, soprattutto, se trovaste qualche annuncio particolarmente scemo o in buffa consonanza con il contenuto dei post, vi prego di segnalarmelo. Grazie.

Riforme senza spesa

Ad esempio, un restyling del blog. Il tema, così meravigliosamente essenziale, è Manifest, l’autore è Jim Barraud, grazie alle cui foto scopro che esiste persino una lente macro da piazzare sull’iphone (non che io abbia un iphone, ma la cosa desta comunque curiosità).